Tre «intoccabili» del regime in carcere

Said Bouteflika, fratello dell'ex-presidente, e due generali dei servizi segreti algerini, Mohamed Mediane e Athmane Tartag sono accusati di attentato all'autorità dell'esercito e complotto contro l'autorità dello stato.

Algeria, Said Bouteflika

Algeria, Said Bouteflika

Giuliana Sgrena 8 maggio 2019

La notizia, trapelata sabato e poi confermata, dell’arresto di tre «intoccabili» del potere algerino ha suscitato più sorpresa che gioia. E solo le immagini diffuse dalla televisione pubblica ha convinto gli algerini che realmente Said Bouteflika, fratello dell’ex-presidente e vero reggente della presidenza, il generale in pensione Mohamed Mediene detto Toufik, ex capo del Dipartimento di informazione e sicurezza (Drs, ex-sicurezza militare) e il generale Athmane Tartag, capo della Direzione dei servizi di sicurezza (Dss, che aveva sostituito il Drs nel 2015), erano stati arrestati. Athmane Tartag, detto Bachir, era stato dimesso dal suo incarico venerdì scorso quando il capo di stato maggiore Ahmed Gaid Salah aveva deciso che la Drs, sotto controllo della presidenza per volere di Bouteflika, passava sotto la tutela del Ministero della difesa, come era stata in passato la Drs. La decisione, presa senza nessuna spiegazione, rafforza il capo di stato maggiore che è anche viceministro della Difesa.


Alla luce degli arresti che sono seguiti si capisce la mossa di Gaid Salah. Del resto il capo di stato maggiore ha solo messo in pratica le minacce avanzate nei giorni scorsi quando parlava di una «banda» che aveva «complottato» contro lo stato. Sabato i tre sono stati interrogati a domicilio e poi trasferiti al tribunale militare di Blida con la pesante accusa di «attentato all’autorità dell’esercito» e «complotto contro l’autorità dello stato». Crimini passibili di condanne da 5 a 10 anni di reclusione. Resta da chiarire se il tribunale militare è competente a processare i tre che sono tutti civili, visto che i due generali sono stati radiati dai ranghi dell’esercito.


Su che cosa si basa l’accusa dello stato maggiore? Gaid Salah ha parlato di «prove irrefutabili» contro i tre e soprattutto contro il generale Toufik accusato di «tenere in segreto riunioni sospette per cospirare contro le rivendicazioni del popolo e per ostacolare le soluzioni dell’esercito e le proposte per uscire dalla crisi».


A parlare dei tentativi del clan Bouteflika per rimanere al potere era stato l’ex-presidente Liamine Zeroual che aveva rivelato di essere stato contattato dal generale Toufik che, su mandato di Said, fratello del presidente, gli aveva proposto di assumere la guida della transizione a una seconda repubblica. Proposta che Zeroual aveva rifiutato. Queste rivelazioni risalgono all’inizio di aprile, ci sono stati altri elementi che hanno indotto il capo di stato maggiore ad agire così brutalmente? Forse le dichiarazioni dell’ex-ministro della difesa, il generale in pensione Khaled Nezzar, che ha riferito di due conversazioni avute con Said Bouteflika, il quale insisteva per instaurare «lo stato di emergenza o lo stato d’assedio». Nezzar ha incontrato un uomo nel panico ma che ancora si riteneva il solo a dover decidere, come ha sempre fatto da quanto il fratello è stato colpito da un ictus. Said aveva chiesto a Nezzar il suo parere sulla destituzione di Gaid Salah. Nel tentativo di sostituire il capo di stato maggiore, oltre al sostegno del generale Toufik, Said era riuscito a ottenere anche la collaborazione di Tartag che gli ha fornito i «dossier» che avrebbero potuto giustificare l’allontanamento di Gaid Salah. Il capo di stato maggiore, costringendo Abdelaziz Bouteflika alle dimissioni, aveva battuto sul tempo gli avversari.


L’arresto dei tre «intoccabili», seguito all’arresto di diversi uomini d’affari, tra i più ricchi del paese, rappresenta un terremoto politico. L’allontanamento dei tre, e soprattutto di Said Bouteflika, era uno degli obiettivi della rivolta che scuote il paese dal 22 febbraio, ma lo è anche quello di Gaid Salah che sebbene stia assumendo la carica di moralizzatore non era estraneo al potere negli ultimi decenni.


Per questo le reazioni delle forze di opposizione sono molto caute.  «Non è focalizzandosi sulla guerra tra clan, per quanto spettacolare possa essere, che si supereranno i problemi del paese. Questa rivoluzione di palazzo non deve vampirizzare le nostre lotte.», ha scritto Said Sadi, ex presidente del Raggruppamento per la cultura e la democrazia (Rcd) su Facebook. Secondo Soufiane Djilali, presidente di Jil Jadid, «l’arresto di vecchi quadri militari significa essenzialmente un riaggiustamento interno all’istituzione militare». Per Abdelouahab Fersaoui del movimento Raj, «solo una giustizia indipendente sarà in grado di trattare queste questioni».


Intanto il presidente ad interim Bensalah tira dritto: vuole tenere le elezioni il 4 luglio e fa appello a un dialogo «intelligente e costruttivo», ma finora i suoi tentativi di dialogare sono falliti.

il manifesto 7 maggio 2019