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Il Manifesto non può chiudere con un fax

Poche aride righe non possono cancellare quarant''anni di informazione e democrazia e liquidare il futuro di tante persone. Difendiamo Il Manifesto.'

Il Manifesto non può chiudere con un fax

Redazione

15 Maggio 2012 - 18.44


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Un fax di 15 righe inviato dai liquidatori alle rappresentanze sindacali annuncia la cessazione delle attività del manifesto. Dopo giorni, settimane di esasperante immobilismo, l”attesa era per la riunione già convocata per il 16 maggio con le rappresentanze sindacali. L”immobilismo è stato interrotto da un fax.

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Per chi fa parte del collettivo, anche se non è più dipendente del giornale, l”effetto è agghiacciante. Non che con la liquidazione coatta non si dovesse mettere in conto la chiusura, non che non si sapesse che i liquidatori avrebbero fatto di tutto per realizzare il loro obiettivo di ridurre i dipendenti da 70 a 30 persone, ma l”effetto non cambia. Il futuro di tante persone liquidate con un fax.

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Certo è una realtà diffusa, le lettere di licenziamento consistono di poche righe per dirti che non servi più. Non siamo diversi dagli altri, il mercato non fa eccezioni e nemmeno il rigore di Monti.

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Spero ancora che quel fax non rappresenti una decisione definitiva, ma che sia un mezzo di pressione dei liquidatori per arrivare a quella che per loro è l”unica soluzione: licenziare 40 persone. Per preparare un piano per il ministero dello sviluppo con la strada spianata.

Ma come scegliere chi deve andare a casa e chi deve restare? Perché non permettere la verifica di strade alternative, come quelle proposte dal collettivo?

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Il mercato non guarda in faccia a nessuno, ma la chiusura del manifesto, se così sarà, farà venir meno una voce scomoda, ma libera, che per oltre quarant”anni ha contribuito alla lettura della realtà di questo mondo “dalla parte del torto”, affrontando le difficoltà di chi non ha le spalle coperte da un editore. Difendere il manifesto, come hanno fatto e continuano a fare molti lettore, non vuol dire solo salvare un giornale, ma uno spazio di democrazia. Non si può resistere senza una solidarietà che riesca a scalfire la ferrea logica dei numeri, che ci condannano insieme ai liquidatori.

La storia di un giornale non può finire nell”aridità di poche parole, inviate per fax.

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