Massacri in Siria. I pacifisti italiani si schierano | Giuliana Sgrena
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Massacri in Siria. I pacifisti italiani si schierano

A Roma una manifestazione della Tavola della pace, Arci, Cgil con il Cns siriano. Mille i partecipanti, quasi tutti arabi

Massacri in Siria. I pacifisti italiani si schierano
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21 Febbraio 2012 - 23.17


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[left]Le notizie che arrivano dalla Siria sono sempre più drammatiche.
Ad aumentare l’angoscia è l’impossibilità di verificare i dati. L’informazione è un nemico dei dittatori, dei guerrafondai e di coloro che vogliono fare la loro guerra sporca senza testimoni, lasciando spazio solo alla propaganda. Propaganda che arriva da tutte le parti in conflitto. Quel che è certo è che Assad è un dittatore sanguinario, che le vittime, disarmate, in Siria sono migliaia e che un movimento non violento rischia di essere travolto da una militarizzazione del conflitto alimentata dall’arrivo massiccio di armi dai paesi vicini, sostenitori o oppositori di Assad.

È difficile individuare interlocutori in Siria e non solo per l’impossibilità di andarci, ma anche per le divisioni all’interno del Comitato di coordinamento locale e soprattutto tra gli oppositori dell’interno e quelli dell’esterno, riuniti nel Consiglio nazionale siriano (Cns), all’interno del quale ci sono sia laici che Fratelli musulmani.

L’avanzata delle forze islamiste è una realtà in tutti i paesi interessati dalla rivolta araba e il loro ruolo non è certamente progressista. Basta vedere quello che sta succedendo in Tunisia, Egitto e anche in Libia. L’esempio della Libia deve essere di monito. Ma la Siria non è la Libia, la situazione è ancora più complessa.

In Siria si stanno giocando equilibri regionali e una precipitazione della situazione con un intervento militare esterno, che per certi versi è già iniziato, avrebbe conseguenze imprevedibili. Lo scontro è tra lo schieramento sciita (Iran, governo di Baghdad, Assad e alawiti, Hezbollah libanese) e quello sunnita (maggioranza siriana, sunniti iracheni, Arabia saudita, Qatar, etc., appoggiati da paesi occidentali) per l’egemonia regionale. La posta in gioco è quindi estremamente alta e i contendenti non risparmiano colpi, il tutto a discapito della voglia di democrazia degli oppositori siriani.

Se l’impotenza di fronte a quello che succede in Siria rappresenta una grande frustrazione, non si può rispondere ai propri sensi di colpa alleandosi con una delle organizzazioni che si oppongono ad Assad, quella più discutibile per le sue posizioni e per il fatto di autoproclamarsi rappresentante di tutto il popolo siriano e in nome di questo chiedere il riconoscimento internazionale.
In questo contesto promuovere una manifestazione in appoggio al Cns, come hanno fatto associazioni pacifiste quali la Tavola della pace, l’Arci, Cgil e altri, inserendosi nelle diatribe tra gli oppositori di Assad non mi sembra una scelta condivisibile e lungimirante. Se capisco la necessità di fare qualcosa non si può però bruciare un”occasione come si è fatto con la manifestazione del 19 febbraio a Roma, alla quale ha partecipato un migliaio di persone, in maggioranza arabi mobilitati dalle moschee.
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