L'esercito: estromettere Bouteflika per mantenere il potere

L'articolo della Costituzione permette di destituire un presidente per impedimento a esercitare le sue funzioni. Ma alla piazza non basta: «Sistema vattene»

Algeri, manifestazione contro il sistema

Algeri, manifestazione contro il sistema

Giuliana Sgrena 27 marzo 2019

Il capo di stato maggiore, generale di corpo d’armata, Ahmed Gaid Salah ha deciso di rompere l’impasse in cui si trovava il regime algerino dopo oltre un mese di proteste oceaniche «suggerendo» l’applicazione dell’articolo 102 della Costituzione. «L’unica soluzione che garantisce il mantenimento della stabilità politica del paese», secondo il generale.


L’applicazione dell’articolo 102, che permette la destituzione del presidente della repubblica quando, a causa di una malattia grave e duratura, si trova nell’impossibilità di esercitare le sue funzioni, era stata sollecitata da diverse parti nei mesi scorsi, anche per evitare che Bouteflika si presentasse, o fosse presentato, per un quinto mandato. Ora, togliere di mezzo Bouteflika per non mettere in discussione il sistema non sembra essere la soluzione, visto anche il fallimento del premier incaricato, Noureddine Badaoui, di formare un nuovo governo.


Gaid Salah, dopo diverse dichiarazioni sibilline, ieri da Ouargla, con un discorso diffuso dalla tV pubblica (il cui direttore, Toufik Khelladi, è stato appena sostituito mentre i dipendenti continuano a manifestare contro la censura) ha fornito «una soluzione che si inscrive esclusivamente nel quadro costituzionale». La soluzione del capo di stato maggiore non ha interrotto le proteste che anche ieri sono continuate e hanno avuto come protagonisti soprattutto gli studenti.


Il generale non sembra infatti attribuire alla protesta – che ha dimostrato una grande capacità di mobilitazione, di maturità e di autocontrollo – la rappresentanza che merita. «A dispetto del carattere pacifico e del civismo che caratterizzano queste marce finora, che dimostra la grandezza del popolo algerino, la sua coscienza e la sua maturità, e che ha tenuto a preservare l’immagine che contraddistingue l’Algeria tra le nazioni, è nostro dovere sottolineare che queste manifestazioni potrebbero essere sfruttate da parti ostili e malintenzionate, sia all’interno che all’esterno del paese, che usano manovre sporche per attentare alla stabilità del paese. Disegni spregevoli che il popolo cosciente e attento saprà far fallire», ha dichiarato Ahmed Gaid Salah.


La «proposta» è stata accettata dal Raggruppamento nazionale democratico (Rnd), uno dei due maggiori partiti di governo, mentre il Fronte nazionale di liberazione (Fln) mentre scriviamo è riunito per decidere.


La prima risposta all’azione del generale è arrivata dal Raggruppamento per la cultura e la democrazia (Rcd) che l’ha definita «un tentativo di colpo di stato contro la volontà popolare». Mentre «è una decisione conforme alla costituzione che evita al paese di entrare in un periodo di vuoto costituzionale», per Amar Saadani, ex-segretario generale del Fln. Nei giorni scorsi Saadani aveva lanciato accuse molto pesanti nei confronti dell’ex capo di governo Ouyahia, che, secondo lui, avrebbe scritto le lettere diffuse a nome del presidente e soprattutto sarebbe stato l’istigatore di manovre orchestrate contro il popolo.


Il clima è estremamente avvelenato e i tentativi di depistare il movimento di protesta non risparmiano colpi: innanzitutto attraverso i social, che lanciano appelli allo sciopero generale senza tener conto del fatto che si tratta di un mezzo estremo che deve essere ben valutato, o con provocatori che si infiltrano nelle manifestazioni per lanciare slogan che non riflettono le posizioni degli organizzatori, che però finora sono riusciti ad arginare questi tentativi.


Ora il capo di stato maggiore interviene – come se non fosse implicato nelle scelte fatte finora dal regime – per dare la sua soluzione, che peraltro non compete all’esercito. Secondo l’articolo 102 è il Consiglio costituzionale che deve verificare l’incapacità del presidente e proporre al parlamento di dichiarare lo stato di impedimento, con una maggioranza dei due terzi.


Sarà il presidente del Senato, Abdelkader Bensalah, ad assumere l’interim e se, dopo 45 giorni, l’impedimento sarà confermato, dovranno essere organizzate nuove elezioni entro 90 giorni. Ma i problemi da risolvere per garantire elezioni libere e trasparenti sono molti.


Questo percorso non tiene però conto della protesta, che molti definiscono insurrezione, che non accetterà la continuità del sistema senza Bouteflika. Nei giorni scorsi la presidenza della Repubblica aveva contattato l’ex-presidente Liamine Zeroual, che aveva proposto l’applicazione dell’articolo 102, per assumere il potere ad interim, a capo di un gruppo di «saggi». Tutte ipotesi calate dall’alto e alcuni dei nomi proposti come personalità da coinvolgere hanno già declinato l’invito.


Non tutti i partiti hanno reagito alla proposta di Gaid Salah ma si può dire che mentre i più zelanti sostenitori di Bouteflika plaudono, gli oppositori la respingono.

il manifesto 27 marzo 2019