La manovra di Bouteflika non convince gli oppositori

Continua la protesta nelle piazze dell'Algeria contro la decisione del presidente di restare al potere dopo la scadenza del mandato.

La manovra di Bouteflika non convince gli oppositori
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Giuliana Sgrena Modifica articolo

13 Marzo 2019 - 18.39


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Alle manifestazioni di giubilo che hanno attraversato le strade di Algeri lunedì sera, subito dopo l’annuncio del presidente Bouteflika che rimandava le elezioni del 18 aprile e rinunciava al quinto mandato presidenziale, è subentrata la riflessione sulla portata reale di queste decisioni.

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Soddisfazione ovviamente dei partiti di governo, che non sarà più guidato da Ahmed Ouyahia ma dal suo ministro dell’interno Noureddine Bedoui, che già aveva un ruolo pubblico di rilievo nel sostituire spesso il presidente Bouteflika nelle occasioni alle quali non poteva partecipare. Negative le reazioni dell’opposizione, soprattutto quelle del movimento «22 febbraio» che ha già rilanciato una manifestazione per venerdì prossimo, 15 marzo.

«Il disprezzo manifestato verso la mobilitazione di piazza non può che rafforzare la volontà degli algerini di amplificare le rivendicazioni legittime di liberare il paese da questo sistema autistico e andare verso un cambiamento democratico con la determinazione e la maturità dimostrate nelle mobilitazioni sempre pacifiche, fino alla partenza effettiva e definitiva di tutti quelli che tengono in ostaggio l’Algeria», ci ha detto Cherifa Kheddar, portavoce di Djazairuna, associazione di famigliari delle vittime del terrorismo che ha aderito alle manifestazioni.

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Negativi anche i commenti dei giornali che hanno dato grande rilievo alla protesta. La decisione del presidente – o di chi per lui – viene definita in un editoriale di Liberté «una manovra grossolana attraverso cui spera di mantenersi al potere senza passare per le urne». Anche Omar Belhouchet, direttore di El Watan, parla di «estrema leggerezza politica nell’annullare le elezioni per restare al potere».

Per Belhoucet, «Bouteflika ha perso il contatto con il paese e il popolo, da anni ormai rappresenta il passato. È lui, apparentemente, il solo a non rendersene conto». Sono in molti a criticare la decisione di non lasciare il potere alla scadenza del mandato, senza fondamento giuridico. Dopo la prima euforia è subentrata la sfiducia, l’amarezza e la disillusione.

La richiesta della piazza era e resta «Dégage» rivolta a Bouteflika e a tutto il sistema di potere, che sta facendo di tutto per mantenere il controllo su un processo di transizione che prima o poi dovrà realizzarsi.

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Se il movimento è determinato ad andare avanti finché non otterrà soddisfazione, ha anche compreso che il cambiamento non gli sarà servito su un piatto d’argento. Tuttavia il regime non può più ignorare le mobilitazioni e il rinvio delle elezioni, un atto decisamente anticostituzionale, dimostra le difficoltà di Bouteflika e del suo clan.

Soprattutto cominciano ad apparire le prime crepe nelle strutture che reggono il potere con le importanti defezioni nei ranghi delle organizzazioni di massa e dei partiti di governo, oltre alla disobbedienza di corporazioni finora sempre fedeli come quella dei magistrati, che anche ieri hanno manifestato in diverse città.

Sono segnali che dimostrano che il movimento di contestazione sta allargando la sua base, come del resto si è visto nelle manifestazioni, e che potrà anche durare. In questo senso anche la «mezza-vittoria», come la definiscono i meno pessimisti, della rinuncia di Bouteflika a un quinto mandato, può essere lo stimolo necessario per continuare la mobilitazione. Che si è mantenuta anche ieri con gli studenti che dopo aver contestato la chiusura anticipata delle università sono tornati in piazza. Bejaia, in Kabilya, è arrivata al terzo giorno di sciopero generale contro il prolungamento del mandato a Bouteflika, che secondo molti non durerà meno di due anni.

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Comunque la vera prova del fuoco si avrà venerdì quando si verificherà la tenuta del movimento e anche l’atteggiamento delle forze dell’ordine. Finora le manifestazioni pacifiche hanno dovuto confrontarsi solo con qualche lancio di lacrimogeni, ma non sono escluse provocazioni per avvelenare il clima.

Sconcerto e critica da diversi partiti ha provocato la presa di posizione di Emmanuel Macron che su Facebook ha scritto: «La decisione del presidente Bouteflika apre una nuova pagina per la democrazia algerina. Noi siamo al fianco degli algerini in questa nuova fase, con amicizia e rispetto».

il manifesto 13 marzo 2019

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