Isis, i paradossi della guerra

L''Europa che va sempre in ordine sparso paradossalmente raggiunge l''unanimità sull''appoggio militare, anche se in forme diverse, alla Francia in guerra. Non saranno le bombe a sconfiggere i fascisti dell''Isis. '

globalist syndication

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Redazione 18 novembre 2015
I paradossi della guerra: l’Europa che finora si è sempre mossa in ordine sparso trova improvvisamente l’unanimità nell’appoggio militare – anche se in forme diverse - alla Francia che ha dichiarato ufficialmente guerra all’Isis, dopo i tremendi attentati del 13 novembre.

Il G20 che ha discusso degli attentati di Parigi e di come far fronte all’Isis si è svolto in Turchia, il paese che ha fornito il maggiore sostegno ai terroristi dello stato islamico. Dalla Turchia sono passati i finanziamenti, le armi e i combattenti diretti in Siria e i giornalisti che lo hanno denunciato, con tanto di prove, sono finiti in carcere. Anche la Turchia alla fine si è schierata con il fronte anti-Isis, ma per fare la sua guerra contro i curdi. Anzi al vertice dei 20 Erdogan aveva proposto la creazione di una «fascia di sicurezza» in Siria (non accettata), ovvero di occupare militarmente il nord della Siria distruggendo l’esperienza del Rojava, unico modello democratico della regione, annientando gli unici combattenti del Ypg-Ypj che sono in grado di contrapporsi al fanatismo religioso dell’Isis.

La dichiarazione di guerra non rafforza l’Europa, anzi la indebolisce: lo si è già visto in Germania e Belgio con la sospensione delle partite di calcio. Soprattutto non è militarmente che si potrà distruggere l’Isis, come non si sono distrutti i taleban: dopo quattordici anni di guerra i seguaci di mullah Omar sono più forti di prima. E i taleban erano cosa diversa da quell’armata di fanatici di stampo fascista dell’Isis, che ora è arrivata anche in Afghanistan. Il terrorismo globalizzato usa l’arma della destabilizzazione a livello globale. Non basta, non serve bombardare la Siria o l’Iraq per non essere colpiti a Parigi o Roma, anzi proprio nel momento in cui si avvertono difficoltà nel Califfato possono entrare in azione le cellule sparse ovunque.
L’ideologia che sostiene l’Isis – l’estremizzazione massima dell’islam globale – trova seguaci in tutto l’occidente e non solo e non tanto tra i musulmani di seconda/terza generazione, ma anche tra gli europei e gli americani di classe media. Per sconfiggere l’Isis occorre innanzitutto combatterlo ideologicamente ed è importante il supporto della comunità musulmana, doppiamente vittima degli attentati che quasi inevitabilmente alimenteranno l’islamofobia, ma che meglio conosce le dinamiche all’interno dell’estremismo islamico.

E poi togliere i mezzi che alimentano la guerra: bloccare l’esportazione di armi e boicottare l’acquisto del petrolio estratto nelle zone controllate dall’Isis, i sui proventi servono per gli armamenti.

Naturalmente monitorare i siti gestiti dall’Isis sia per la propaganda che per la raccolta fondi dovrebbe essere il primo impegno di chi indaga su come si muovono i terroristi. L’uso spregiudicato delle nuove tecnologie è stato sicuramente uno dei punti di forza dell’Isis per fare proselitismo.
Infine, ma è l’aspetto più importante, rafforzare i valori della democrazia e della laicità, perché i terroristi sono riusciti a trovare spazio tra quei giovani che sentono la mancanza di valori forti come quelli della rivoluzione francese: liberté, egalité, fraternité.