Marò liberi tra furbate, farse e ricatti

I marò liberati in cambio dei documenti sulle tangenti Finmeccanica? Lo confermerebbero indiscrezioni e coincidenze.

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 14 marzo 2013
Una furbata all''italiana o una farsa? C''è un accordo Roma-New Delhi per la liberazione dei due marò in cambio di documenti sulle tangenti Finmeccanica? Sta di fatto che l''annuncio del ministro Terzi che i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sarebbero rimasti in Italia contravvenendo alla promessa di rientro in India, è stato fatto lo stesso giorno in cui la procura di Busto Arsizio ha trasmesso a New Delhi i documenti sull''inchiesta Finmeccanica, da tempo richiesti.

L''inchiesta aveva già avuto un versante indiano ma ieri, sulla base dei nuovi documenti e in seguito a una perquisizione agli uffici indiani dell''Agusta Westland, l''Ufficio centrale di investigazione ha formalizzato l''accusa di associazione a delinquere e corruzione nei confronti di Sashi Tyagi e altre 12 persone. Il maresciallo Tyagi, ex capo dell''aeronautica indiana era diventato l''uomo forte dell''Agusta in India oltre a essere consulente del ministero della difesa indiano. Tyagi era stato il mediatore che con una variazione della gara d''appalto per l''acquisto di elicotteri da parte del ministero della difesa indiano aveva permesso all''Agusta di vincerla. Si trattava di una commessa per la vendita di 12 elicotteri per l''importo di 556 milioni di euro.

I due marò potrebbero essere stati un mezzo di scambio. La possibilità che dietro l''incarcerazione dei due fucilieri italiani ci fosse fin dall''inizio la questione delle tangenti Finmeccanica è suggerita oltre che da indiscrezioni che avevamo ottenuto anche da molte coincidenze. Partiamo dall''inizio. L''ordine per l''acquisto dei 12 elicotteri dalla Finmeccanica veniva concluso nel 2010, nel 2011 la magistratura italiana inizia l''indagine su una tangente che sarebbe stata pagata dalla Finmeccanica ai mediatori, anche indiani.

Il 15 febbraio 2012 i marò che si trovavano a bordo della petroliera Erica Lexie, all''interno della missione antipirateria, vengono coinvolti in una sparatoria. La nave che, secondo gli italiani, si sarebbe trovata in acque internazionali viene convinta dalle autorità indiane a rientrare nel porto di Kochi nel Kerala. Perché rientra? Si dice per salvare gli interessi dell''armatore. Ma questo permette alle autorità indiane di arrestare i fucilieri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che si trovavano a bordo della Erica Lexie, con l''accusa di aver ucciso due pescatori che si trovavano a bordo del St. Anthony.

Comincia allora un braccio di ferro tra le autorità italiane e quelle indiane su quale paese ha la giurisdizione per giudicare Latorre e Girone. La storia si trascina tra l''impegno dei diplomatici a liberare i marò in base alla "consuetudine della bandiera" e una campagna guidata dalla destra italiana che chiede un blitz per portare a casa i nostri "eroi". Nel frattempo i marò ottengono un permesso per trascorrere le vacanze di Natale a casa e poi rientrano come promesso. Nel frattempo i primi due elicotteri erano arrivati a destinazione. Il caso marò viene però improvvisamente trasferito dal Kerala a New Delhi, dove dovrebbe essere un tribunale speciale a giudicare i due fucilieri. Da notare che l''attuale governatore del Kerala è un fedelissimo dell''ex governatore Anthony, ora ministro della difesa. Il 12 febbraio l''arresto del presidente della Finmeccanica Giuseppe Orsi sembra far precipitare la situazione con la decisione dell''India di sospendere i pagamenti degli elicotteri.

Naturalmente la decisione italiana di trattenere i marò scatena reazioni in India che rischiano di mettere a repentaglio l''ingente interscambio commerciale tra Italia e India che ammonta a 8,5 miliardi di euro l''anno e quindi preoccupa le imprese. Scarse invece le reazioni in Italia sulla decisione del ministro degli esteri di un governo in via di estinzione.

Comunque quello che appare evidente è che nessuno cercherà più i responsabili dell''uccisione dei due pescatori indiani e che i militari continueranno a godere dell''impunità.


[i]il manifesto, 14 marzo 2013[/i]



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