La paura, arma micidiale del nostro secolo

A Brindisi il micidiale attacco contro una scuola vuole diffondere la paura. Le paura è l''arma del terrorismo, ma anche dei dittatori.'

globalist syndication

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Redazione 21 maggio 2012
La paura, un’arma micidiale. Durante un recente dibattito sulle primavere arabe, un giovane iracheno sosteneva che tutto quello che è successo in Iraq è avvenuto perché il popolo è stato tenuto in ostaggio con la paura. Non è il solo caso, è quello che hanno fatto tutti i dittatori. E non a caso i tunisini oggi ci dicono che: “nulla sarà più come prima perché abbiamo vinto la paura”. “Plus jamais peur” (mai più paura) è anche il titolo di un film documentario del tunisino Mourad ben Cheikh, dedicato proprio alla rivoluzione tunisina.
La paura colpisce tutti noi e si collega alla sicurezza e con questo binomio in occidente vengono imposte leggi liberticide, si creano nemici.

Il fenomeno ha assunto dimensioni ancora maggiori dopo l’11 settembre, con l’attentato alle torri di New York. La paura che porta alla destabilizzazione è la potente arma nelle mani dei terroristi. L’unica arma che può competere con le nuove armi tecnologicamente sofisticate.

Vincere la paura è l’unico mezzo per difendere la nostra libertà, la democrazia. Non è facile dire alle studentesse della scuola Morvillo di Brindisi: non abbiate paura, eppure è l’unico modo per superare il trauma che hanno subito, per non restare un ostaggio per tutta la vita.
Lo sa chi ci minaccia con attentati, oppure pensa di rispondere alla paura con la militarizzazione del territorio, ma lo sa anche chi vigliaccamente organizza attentati per provocare stragi.

Forse possiamo imparare dalla nostra storia, da quella di altri popoli, solo insieme, con la vigilanza, la solidarietà e l’informazione possiamo far fronte alle sfide che ci impone la “paura”. Questa paura che si aggiunge all’insicurezza dovuta alla precarietà del mondo in cui viviamo, senza futuro, senza prospettive, in cui è più facile abbandonarsi alla sfiducia, alla disperazione e diventare vittime della paura.

Mi ricordo quando in Algeria i Gruppi islamici armati volevano impedire la riapertura delle scuole, minacciando di farle saltare tutte per aria. Le donne avevano riflettuto se potevano rischiare la vita dei loro figli. Alla fine avevano deciso che non potevano condannare i loro figli all’ignoranza e che per questo dovevano superare la paura e sfidare i fondamentalisti che li volevano condannare all’ignoranza: “non si può vivere nell’ignoranza, è un po’ come morire”.