Sindaco contro ministro: Pisapia pacifista Terzi bellicista

Il sindaco di Milano chiede di rinunciare all''acquisto dei cacciabombardieri F35, il ministro degli esteri propone l''intervento militare in Siria.'

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 10 maggio 2012
“Meno aerei e più metropolitane”, naturalmente non si tratta di aerei civili ma dei cacciabombardieri F35. A sostenere la necessità di usare per le spese sociali e gli investimenti dei comuni i miliardi risparmiati rinunciando all’acquisto dei cacciabombardieri è il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, in una lettera inviata al ministro della difesa Giampaolo Di Paola.L’impegno era già stato preso in una mozione approvata dal consiglio comunale di Milano il mese scorso, ma ora il sindaco ha messo nero su bianco aderendo così anche alla campagna nazionale “Taglia le ali alle armi”, promossa dalla Rete per il disarmo e la Tavola della pace. Rinunciare all’acquisto di 90 F35 al costo medio di 140 milioni equivale a un risparmio di oltre 10 miliardi di euro.

«Oggi in un momento di crisi spendere delle somme simili per degli armamenti che sono inutili e in contrasto con la Costituzione è assolutamente sbagliato, è fuorviante e addirittura è disdicevole», scrive Pisapia che fa riferimento all’articolo 11 della Costituzione che “ripudia” la guerra. “È importante ricordarlo a tutti gli italiani, al governo, al Parlamento, ai giovani: ''ripudia’ significa che nulla vogliamo avere a che fare con la guerra”.

Bisognerebbe soprattutto ricordarlo al nostro governo e in particolare al ministro degli esteri GiulioTerzi che in una intervista a Repubblica ha auspicato un intervento armato in Siria. Naturalmente con l’approvazione dell’Onu. “È probabile che si debba tornare al Consiglio di sicurezza» per «chiedere una forza più robusta, fino a 2-3000 uomini e in grado di intervenire in base al capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite. Una missione cioè armata, capace di garantire la protezione di alcune aree e la sicurezza degli osservatori che oggi è invece affidata al governo siriano», sostiene Terzi.
Anche se è improbabile che Russia e Cina approvino questa proposta è veramente incredibile proporre un nuovo intervento armato dopo i fallimenti recenti, dall’Iraq all’Afghanistan. Ma, soprattutto, l’intervento in Libia non ha insegnato proprio nulla? E non si considera la collocazione particolare della Siria che renderebbe un intervento militare la scintilla che può far esplodere tutta l’area? La Siria occupa una posizione geostrategica particolare e il regime di Assad fa da “ponte sciita” tra Tehran-Baghdad e Hezbollah in Libano. Questo non vuol dire che si deve tenere in piedi Assad ma che non può essere rimosso da eserciti stranieri che si troverebbero invischiati in un conflitto dagli esiti imprevedibili. Occorre trovare altri mezzi per favorire una soluzione.

Terzi ha deciso di prendere il posto di Sarkozy nel sostenere una linea guerrafondaia che invece il neoeletto presidente francese Hollande sembra abiurare con il ritiro delle truppe dall’Afghanistan entro il 2012?
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