"Possibile un governo taleban, ma favorevole all''occidente"'

Intervista Maryam Rawi dell''Associazione rivoluzionaria delle donne afgane sul futuro dell''Afghanistan dopo il ritiro americano.'

globalist syndication

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Redazione 6 aprile 2013
Abbiamo incontrato Maryam Rawi di Rawa, Associazione rivoluzionaria delle donne afgane, in Italia su invito del Cisda per una serie di conferenze sulla situazione dell''Afghanistan alla vigilia del ritiro delle truppe straniere.



[b]Nel 2014 gli Stati uniti dovrebbero ritirarsi, ma se ne andranno veramente? Tra l''altro si rifiutano di consegnare agli afgani i prigionieri stranieri di Baghram.[/b]


Dopo 12 anni di occupazione dell''Afghanistan, miliardi di dollari spesi, la costruzione di molte basi militari, il nostro paese non potrà essere indipendente. Nel 2014 è possibile che la maggior parte delle truppe lasci l''Afghanistan, ma questo non vuol dire che lasceranno il controllo del paese: resteranno molti uomini dell''intelligence, hanno già contrattato molti fondamentalisti che lavoreranno per loro e poi il governo sarà comunque un fantoccio nelle loro mani.



[b]Paradossalmente adesso sembra Karzai il più ostile agli americani...[/b]


Le contrapposizioni tra Karzai e gli Usa non sono così profonde, lui cerca di rivendicare una propria sovranità, vuole dimostrare alla gente che è indipendente, ma in realtà non è così, le sue decisioni non sono prese liberamente. Basti citare l''ultimatum di due settimane (il 25 febbraio 2013, ndr) dato da Karzai alle forze speciali straniere perché lasciassero la provincia di Maidan Wardak dopo che gli abitanti avevano denunciato continui raid, saccheggi, molestie e torture da parte delle truppe straniere. Una donna, che ho incontrato mentre andavo a Peshawar, mi ha raccontato tra le lacrime di essere stata picchiata dai militari senza nessuna ragione mentre si trovava al mercato. C''è stata anche una manifestazione degli anziani a Kabul per protestare contro questi maltrattamenti e chiedere il ritiro delle forze speciali dalla loro provincia. Ma l''ultimatum è scaduto e le forze speciali non si sono ritirate.



[b]C''è ancora un futuro per Karzai?[/b]


Il presidente è già al secondo mandato e quindi non potrebbe più essere rieletto, ma tutto può essere cambiato se conviene agli Usa. Si tratta per cercare un accordo con tutti i fondamentalisti, il prossimo potrebbe anche essere un governo taleban, ma sarà sicuramente pro-occidentale.



[b]Pare che gli Usa abbiano ripreso i negoziati con i taleban in Qatar...[/b]


È chiaro che l''intervento Usa in Afghanistan dopo l''11 settembre non era per portare la giustizia, l''obiettivo era strategico. In tutti questi anni hanno capito che l''importante è che al governo ci sia chi può servire meglio gli Usa. Del resto Jo Biden, durante la sua visita a Kabul, ha detto che i taleban non sono nemici degli Usa, basta che non appoggino i terroristi e un accordo si può trovare.



[b]Gli altri gruppi fondamentalisti potrebbero accordarsi per partecipare a un governo con i taleban?[/b]


Dipende da quale potere viene loro garantito, i vari gruppi acquisiscono potere grazie alle loro alleanze, per esempio l''Alleanza del nord è sostenuta dall''Iran. Comunque non vuol dire che tutto possa avvenire pacificamente, i combattimenti continueranno, anche all''interno degli stessi gruppi dove le contraddizioni sono molte.



I[b]n questi anni la condizione delle donne anziché migliorare continua a peggiorare, aumentano persino i casi di suicidi...[/b]


A Kabul la situazione è diversa, ma a parte la capitale i casi di violenza domestica, di matrimoni forzati, stupri, soprusi e i suicidi sono in aumento. Questo dipende da un govero fondamentalista e misogino, che non crede nell''eguaglianza tra i sessi. Ma i cambiamenti dipendono dalle stesse donne: per conquistare i loro diritti devono migliorare le loro condizioni innanzitutto attraverso l''educazione. La situazione impone al popolo una reazione: con l''alfabetizzazione e il coinvolgimento dei giovani, il futuro dell''Afghanistan, potremo costruire un''opposizione più forte e unita.



[i]il manifesto, 3 aprile 2013[/i]'