L''informazione nel caos'

Il flusso di informazioni decontestualizzate, senza approfondimenti e senza verifiche, non servono a fare capite che cosa succede sugli scenari più drammatici.

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 18 agosto 2013
Non ho mai pensato esistesse la “verità” in assoluto. Nel mestiere di giornalista la prima regola è l’onestà: ho sempre raccontato quello che ho visto, ho sempre cercato di verificare le notizie e sentire più voci dirette possibili. E non ho mai nascosto le mie idee, la mia collocazione politica. Questo però non mi ha mai fatto chiudere gli occhi quando i fatti smentivano le mie supposizioni. Questo ho sempre fatto e me ne sono assunta i rischi.
Dopo aver seguito per molti anni conflitti, guerre, rivolte, etc. non ho più la possibilità di farlo, essendo in pensione e non trovando nessun giornale disposto a sostenermi. La mia frustrazione è grande.

Leggendo i giornali, ascoltando le informazioni, vagando sulla rete, trovo le versioni più disparate, ma senza verifica è difficile farsi un’opinione. È difficile per me, che quei luoghi ho frequentato per molto tempo, figurarsi per un pubblico che non ha strumenti per orientarsi.

Sulla Siria non ci sono informazioni, non per colpa dei giornalisti. Sull’Egitto invece l’informazione arriva, ma, tranne poche eccezioni, non si coglie la complessità della situazione: l’enorme posta in gioco. Naturalmente ci sono colleghi con lunghe esperienze, con una memoria storica, che non si lasciano affabulare dalla propaganda, che in una situazione di guerra – guerreggiata o civile – è l’arma principale. Ci sono altri che si lasciano incantare dal vittimismo. Ci sono giornali che dovrebbero essere il mio punto di riferimento privilegiato che invece deludono per la loro univocità e incapacità di comprendere a fondo la realtà.

Leggo anche i giornali arabi, quelli più informati, con diverse testimonianze, con filmati. Ma perché sui giornali occidentali così sensibili al rispetto dei diritti umani (e magari non di quelli civili) difficilmente trovo una documentazione che tenga conto anche di una sensibilità di genere. Altrimenti perché si sarebbe ignorata una manifestazione di 200.000 tunisine/i il 13 agosto, nella giornata della donna, a Tunisi?

Non credo sia solo un mio problema, riguarda soprattutto coloro che vogliono comprendere davvero cosa sta succedendo e forse di più cosa succederà.