Per Vittorio

"Restiamo umani", sotto le bombe, di fronte alle ingiustizie, alla povertà, all''individualismo, ai soprusi, all''intolleranza, alla sopraffazione.'

globalist syndication

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Redazione 14 aprile 2012
Sembra ieri, ed era un anno fa. Eppure oggi più che mai "restiamo umani" assume una forza dirompente, rivoluzionaria. Non esagero, essere rivoluzionari sotto le bombe consiste nel lottare per la pace, essere non violenti contro la violenza, sostenere un progetto contro chi te lo vuole distruggere, stare dalla parte del più debole, a mani nude ma con la forza delle idee. Contro coloro che hanno fatto della violenza il loro motto, non solo in campo israeliano ma anche palestinese. Vittorio aveva scelto da che parte stare con una semplicità, una umanità disarmante. Ma che non ha disarmato i suoi assassini che lo hanno condannato per le sue scelte. Chi lo ha ucciso non voleva la pace, la giustizia, l''eguaglianza. Soprattutto non voleva il bene del suo popolo, gli amici di Vittorio, spesso vittime della violenza.



A noi che lo ricordiamo il compito di "restare umani" a nostro modo, per mantenere vivo il ricordo di Vittorio senza retorica. È una eredità pesante quella di Vittorio, ma le sue parole ci interpellano, ci chiedono conto di quello che facciamo ogni giorno, in ogni gesto. Ovunque, anche qui a casa nostra, dove ci sentiamo sempre più estranei al mondo che ci circonda, ma dove ci sono tante persone nate qui o in paesi lontani che guardandoci negli occhi ci chiedono di "restare umani". Accettiamo la sfida di Vittorio e cerchiamo di "restare umani".



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