Tunisia, vincono i falchi di Ennahdha

Il partito islamista indica l''ex ministro degli interni Ali Laarayedh come prossimo premier. E'' l''esponente più contestato del vecchio governo.'

globalist syndication

globalist syndication

Redazione 23 febbraio 2013
Il partito islamista tunisino Ennahdha non si preoccupa nemmeno di salvare le apparenze e ha nominato premier Ali Laarayedh, il ministro più contestato del passato governo, quello degli Interni. Secondo la legge di transizione, la nomina del primo ministro è compito del presidente della repubblica, che invece, in questo caso, si limita a ratificare la scelta del Majliss Echoura (consiglio religioso) di Ennahdha. Dopo le dimissioni del premier Hamadi Jebali, sconfessato dal suo stesso partito nel tentativo di formare un governo tecnico (tecnico si fa per dire, il premier sarebbe comunque stato del partito religioso) il rischio è che si vada verso un governo teocratico con la complicità del presidente "laico" Moncef Marzouki.

È evidente che all''interno di Ennahdha hanno vinto i falchi guidati dal fondatore del partito Rachid Ghannouchi. Ali Laarayedh è un esponente del partito della prima ora e ne è stato portavoce dal 1981 fino al 1990 quando è stato incarcerato. A capo del ministero degli interni ha comunque mantenuto gli stessi metodi dei tempi di Ben Ali, di cui è stato vittima (tortura, persecuzioni, etc.), compresa una struttura parallela per controllare gli oppositori. Il lavoro più sporco - assalti alle manifestazioni, pestaggi, linciaggi - è affidato alla Lega di protezione della rivoluzione, che con i valori rivoluzionari non ha nulla a che vedere.

Nelle mani di Laarayedh sono i dossier più inquietanti e segreti: l''organizzazione e l''assalto all''ambasciata americana (settembre 2012), gli scontri durante la rivolta di Siliana (dicembre 2012), il linciaggio di Lofti Nagdh dirigente di Nidaa Tounes (il partito che potrebbe battere Ennahdha alle elezioni, ottobre 2012), assalto alla manifestazione dell''Ugtt (il principale sindacato, dicembre 2012), per finire con l''assassinio di Choukri Belaid (6 febbraio 2013).

Una escalation di violenza i cui responsabili sono sempre stati coperti dal governo. Sabato per chiedere di sapere chi ha ucciso il leader dell''opposizione riunita nel Fronte popolare si è tenuta una manifestazione a Tunisi. Ma è difficile immaginare un''inchiesta seria per scoprire i responsabili, anche perché il mandante morale dell''assassinio è proprio il partito islamista.
Rispetto alle manifestazioni di piazza l''ex ministro dell''Interno ha sempre mantenuto un doppio standard: tolleranza per gli islamisti anche più radicali, come i salafiti, e repressione nei confronti dell''opposizione laica. A più riprese sono state chieste le sue dimissioni dall''opposizione. Senza successo.
Ora annuncia che sarà il premier di tutti i tunisini, ma come potrebbe esserlo?
Saranno gli islamisti a governare la Tunisia verso le elezioni, che avrebbero già dovuto svolgersi da mesi, e che dovrebbero tenersi prima dell''estate, se sarà varata la costituzione. Tutta la "road map" è saltata e Ennahdha prosegue nel suo proposito annunciato da Ghannouchi: «Ennahdha non lascerà mai il governo». L''opposizione sarà in grado di impedirlo?


[i]il manifesto, 23 febbraio 2013[/i]'