Dio odia le donne: chi apprezza e chi no

Dopo quaranta presentazioni un primo bilancio: negli incontri, affollati, molti apprezzamenti anche da religiosi e l''ostilità di qualche femminista.'

globalist syndication

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Redazione 23 luglio 2016
La provocazione è riuscita. Dio odia le donne non è passato inosservato. La copertina – con titolo e immagine provocatori – ha colpito l’immaginario e suscitato curiosità. Non in tutti. C’è chi si è allontanato schifato dalla vetrina che lo esponeva. Del resto era prevedibile. Ma il libro non era ancora uscito – è arrivato in libreria il 5 maggio – e avevo già un buon numero di richieste di presentazioni: tutte affollate, con un paio di eccezioni. Un fatto sorprendente considerato l’oscuramento dei media. La cosa non mi meraviglia, non è una novità. Sarà il tema che mal si concilia con il buonismo imperante, a sinistra.

Ma c’è di più.

Dopo le prime quaranta presentazioni che mi hanno portato da nord a sud - ma soprattutto a sud, dalla Puglia e dalla Sicilia sono arrivate molte richieste per eventi ben riusciti – posso azzardare un primo bilancio. La ripresa a settembre mi porterà soprattutto al nord.

A presentare Dio odia le donne sono state – prevalentemente donne ma non solo – persone diverse: una pastora valdese, teologhe, femministe italiane e musulmane, docenti universitari/e, psicologhe, cattoliche e cattolici, laiche e laici, atee e atei.

Ogni presentazione mi ha lasciato qualcosa in più, notizie, contributi che mi hanno arricchito e che ho segnato su un diario.

Solo qualche esempio: una docente universitaria di Firenze ha denunciato – io non lo sapevo, ma ha sorpreso tutti – che nella sua città per avere un accesso preferenziale alla specializzazione in ginecologia si fa una dichiarazione preventiva di obiezione di coscienza all’aborto. A Genova uno psichiatra ha rivelato come alla fine dell’ottocento la castrazione femminile (escissione della clitoride) veniva usata pretestuosamente contro l’isteria per evitare la masturbazione!

Ho discusso con esponenti di varie religioni molto pacatamente: c’era chi condivideva e chi no e portava le sue ragioni. Ho fatto dibattiti in chiese sconsacrate e sul prato davanti all’antica chiesa (VII sec) di San Salvar in restauro, dove è stato ritrovato un prezioso affresco. Sorprendente l’accoglienza del parroco, già missionario in Brasile, che non solo mi ha invitato a cena ma ha comprato il libro e ha voluto anche una dedica! Mi ha anche ricordato come le mamme, prima del Concilio Vaticano II, non potessero assistere al battesimo dei figli, che allora si faceva pochi giorni dopo la nascita, perché impure. L’impurità del parto durava 20 giorni se il figlio era maschio, 40 se femmina. E a Meana di Susa presenterò Dio odia le donne nel tempio evangelico.

Accanto alle aperture sorprendenti altrettanto sorprendenti sono state le chiusure. Una freddezza tra molte donne con le quali ho condiviso buona parte della mia storia, che pensavo potessero apprezzare la mia ricerca, anche se avevano già criticato il titolo prima che apparisse il libro. Dietro a questo atteggiamento forse c’è il timore che hanno sempre avuto molti comunisti di alienarsi il mondo cattolico oppure quel relativismo culturale che non ci deve permettere di criticare altri mondi, soprattutto dal punto di vista religioso. Del resto c’è chi sostiene sempre, anche di fronte all’evidenza di certe tragedie, che la religione non c’entra. Purtroppo la religione c’entra. Le religioni sono il principale supporto del patriarcato, questo mi ha indotto a ricercare nelle scritture sacre delle religioni monoteiste la base di tanta misoginia. Forse alcune femministe, che mi hanno espresso un’evidente ostilità, ritengono che mi sia addentrata in un campo che non mi compete.

Sono sempre stata considerata una «disobbediente», ma in tempi in cui prevale l’omologazione dovrebbe essere un pregio.