Turchia, le donne resistono con il sorriso

Il vice presidente contro la "corruzione della moralità" vuole donne "caste" che non ridano. Quando chiederà loro anche di tacere? Nell''islam da voce della donna è "aoura", una vergogna, da nascondere.'

medici obiettori

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Redazione 30 luglio 2014
Quando alle donne turche sarà imposto di tacere, di non far sentire nemmeno la loro voce?

Non è una provocazione, dopo le affermazioni del vice premier Bülent Arinç, che durante un meeting ha affermato che le donne turche si sono fatte coinvolgere dalla dirompente "corruzione della moralità". Secondo Arinç, infatti, la donna non dovrebbe ridere in pubblico, perché farlo significa essere "invitante" e non rispettosa dei canoni della morale islamica. "Dove sono finite le nostre ragazze?" ha aggiunto "Quelle che arrossiscono, abbassano il capo e volgono lo sguardo da un''altra parte quando le guardiamo in volto, diventando un simbolo di castità?"

La reazione delle donne turche non si è fatta attendere: sono centinaia le foto in cui ridono pubblicate su Twitter con gli hashtag #kahkaha (ridere) e #direnkahkaha (resistere e ridere). A reagire sono donne giovani, anziane e finanche bambine, tutte rigorosamente senza velo. E non è un caso.

Il codice di comportamento riservato alle donne dai fautori della sharia (legge islamica) infatti comprende non solo il velo che copre una parte erotica della donna, i capelli, ma anche l’abbassare il capo per non guardare le persone negli occhi, non correre per strada, non portare i tacchi per evitare di farsi notare camminando, non cantare, non gridare, non piangere, non pregare ad alta voce. Ecco la voce deve essere ridotta a un semplice mormorio, come quando si parla all’orecchio di qualcuno, perché la voce della donna è «aoura», ovvero è considerata una nudità, una vergogna, qualcosa da nascondere. E la mancanza di voce in qualche modo cancella l’esistenza delle donne.

«Oggi nella società arabo-musulmana si apprezzano solo le giovani timide, pudiche, silenziose e obbedienti. E se il numero delle donne che si velano aumentano ogni giorno è perché si ritiene che la donna è «rispettata» solo se nega la propria femminilità, neutralizzando il proprio corpo per non turbare l’equilibrio sociale, se tace o se parla dice solo quello che è convenuto che possa dire» sostiene la femminista marocchina Chamseddoha Boraki. E questo, secondo lei, spiegherebbe anche la mancanza di donne nella storia e nella cultura araba.


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