Egitto, costituzione e sharia Morsi sbaglia i conti

Braccio di ferro tra islamisti e il Fronte nazionale di salvezza sulla costituzione e sul referendum. Sarà l''esercito a mediare?'

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 12 dicembre 2012
Il presidente egiziano Morsi ha sbagliato i conti. La barriera di cemento che ha fatto costruire intorno al palazzo presidenziale non basterà a proteggerlo dall''opposizione che sembra aver ritrovato quell''unità di piazza Tahrir che aveva portato alla caduta di Mubarak. Ora la rivoluzione si è trasferita a Heliopolis (dove si trova il palazzo presidenziale), per minacciare più da vicino il nuovo faraone.

È cominciata la seconda rivoluzione (come è scritto sopra una delle tende del presidio) contro Morsi. Per contrastarla il presidente ha fatto scendere in campo i suoi sostenitori - lo scontro tra i due schieramenti ha provocato 7 morti e oltre 100 feriti - e ha dato maggiori poteri all''esercito fino al referendum costituzionale del 15 dicembre.

Sul referendum e la costituzione si gioca il braccio di ferro tra gli islamisti e il Fronte nazionale di salvezza, dopo che Morsi ha annullato il decreto, emesso il 22 novembre, che gli concedeva tutti i poteri e che ha provocato la rivolta.

Un golpe strisciante che è proseguito con il varo della costituzione - 234 articoli approvati in 24 ore senza un dibattito finale - elaborata solo dai costituenti islamisti e salafiti perché quelli laici e liberali si erano ritirati per il modo in cui si stava procedendo. Una costituzione che è ben lungi dall''essere un testo che comprenda i principi su cui si basa uno stato democratico e che, tra l''altro, non sancisce il rispetto dei diritti umani e delle donne. Al contrario, stabilendo che la fonte principale della legge è la sharia (legge coranica), in un paese dove vi è una presenza importante di copti, oltre ad altre componenti laiche, la discriminazione è evidente. Perché sostenere che la sharia è la fonte principale presuppone che nessuna legge possa essere contro il Corano. Ma il testo sacro non è una legge, quindi ci si rifà alle interpretazioni, che nella nuova costituzione vengono affidate alla moschea e università di al Azhar.

Il presidente egiziano non si è preoccupato di varare una costituzione condivisa dalla maggioranza, se non da tutti gli egiziani. E il referendum consultivo, che potrebbe anche vincere, su una costituzione che la maggioranza degli egiziani non ha nemmeno letto, è la dimostrazione dell''arroganza degli islamisti al potere. Forse Morsi pensava così di poter realizzare il sogno che i Fratelli musulmani coltivano da 84 anni (dalla loro nascita): costruire un stato islamico approfittando delle divisioni che il fronte laico e liberale aveva mostrato in occasione delle elezioni. In maggio Morsi era riuscito ad ottenere un risicato 51 per cento e il posto di presidente proprio perché i suoi oppositori si presentavano divisi. Occorreva però sottrarsi al controllo del potere giudiziario e della Suprema corte costituzionale che aveva sciolto il parlamento (perché considerava la legge elettorale incostituzionale) e si apprestava a invalidare l''assemblea costituente formata da deputati della disciolta assemblea.

Da qui il decreto contestato.

Perché questo atto di forza? Forse Morsi e i Fratelli musulmani, guidati dalla componente più conservatrice e reazionaria, che fa riferimento alla dottrina di Sayed al Qutb, non volevano rischiare di perdere questa occasione per imporre il loro progetto di società attraverso un processo democratico. I Fratelli musulmani dalle elezioni legislative (28 novembre 2011- 11 gennaio 2012) a quelle presidenziali (23-24 maggio 2012) hanno infatti perso quasi la metà della loro base elettorale (quasi 7 milioni di voti). E rischiano di perderne ancora: in cinque mesi di presidenza Morsi non ha affrontato i gravi problemi che affliggono il paese e per cercare di fare cassa ha aumentato pesantemente le tasse su 50 prodotti, tra i quali sigarette, bevande, metalli, etc., provocando la protesta che lo ha costretto a congelare il provvedimento.

Morsi ha invece acquisito prestigio a livello internazionale con il riconoscimento avuto dagli Stati uniti per la mediazione con Hamas che ha portato alla tregua con Israele, dopo giorni di massacri della popolazione di Gaza. Approfittando di questo momento di gloria aveva varato il famigerato decreto che gli concedeva tutti i poteri e lo sottraeva al controllo della giustizia. Un processo che ha indotto l''editorialista (e direttore editoriale) del più importante quotidiano egiziano al Ahram, Hani Shukrallah, ad affermare che i «Fratelli musulmani si sono trasformati nella peggiore delle loro caricature: una banda di criminali fascisti».


[i]il manifesto, 12 dicembre 2012[/i]'