Tre donne per la pace

Premio Nobel a due liberiane e una yemenita

medici obiettori

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Redazione 8 ottobre 2011



Il Nobel per la pace assegnato a tre donne: la prima reazione non può che essere di grande soddisfazione. Anche perché si tratta di due africane, liberiane, e una yemenita. Appartengono - Ellen Johnson Sirleaf e Leymah Gbowee - a un paese, la Liberia, dilaniato da 14 anni di guerra civile. E collocato nel cuore di un continente dove guerre, misere condizioni di vita, violazione dei diritti delle donne sono all''ordine del giorno. Un continente dove l''impegno delle donne cerca di mettere fine ai conflitti, al dissanguamento, allo sfruttamento dei bambini, alla dilapidazione delle ricchezze naturali che alimenta il commercio delle armi.
Mama Ellen, come è stata chiamata appena è arrivata al potere, la prima presidente donna dell''Africa, e Leymah Gbowe, l''avvocata che ha inventato lo «sciopero del sesso» per mettere alle corde i signori della guerra, impegnata nella difesa dei diritti delle donne, hanno contribuito entrambe a ristabilire la pace nel loro paese. Ma in modo diverso. Donna di potere, inflessibile, che si affida alla repressione dei «vigilantes», considerata «una di noi» dall''occidente, dove ha vissuto per sfuggire alle galere del suo paese, Ellen Johnson Sirleaf ha ricevuto il premio Nobel quattro giorni prima delle elezioni che la vedono nuovamente candidata alla presidenza. Accanto a lei, Leymah Gbowe, donna di movimento, che ha fatto della non violenza la propria bandiera per pacificare il paese. Forse sarebbe stata una sponsorizzazione troppo evidente premiare solo Ellen Johnson Sirleaf e ci viene il dubbio che per questo sia stata premiata anche l''avvocata. Comunque sia, due liberiane andranno a Oslo.
È stata così soddisfatta la richiesta della Campagna per l''assegnazione del Nobel a tutte le donne africane lanciata dal Sociale forum a Dakar? I promotori ne sembrano convinti. Sicuramente la campagna ha contribuito ad accendere i fari sulle donne africane, ma il premio non sembra sposare interamente la loro causa.
La terza Nobel è Tawakkul Karman, yemenita, in prima fila nelle lotte contro il presidente al potere da 32 anni Ali Abdallah Saleh, fondatrice dell''associazione «giornaliste senza catene» e dirigente del partito islamista più conservatore al Islah. Il premio a Karman dovrebbe essere un riconoscimento alle rivolte arabe, quelle portate avanti con l''insegna della non violenza, ma non quelle che rivendicano la parità di genere. Non è stata rispettata la previsione della vigilia che attribuiva il premio ai blogger egiziani o tunisini. La più quotata era la tunisina Lina Ben Mhenni, che con il suo blog «Tunisian girl», ha raccontato in diretta la «rivoluzione dei gelsomini». A confronto una rivolta in corso e una rivoluzione che deve fare i conti con la prima scadenza elettorale, ma soprattutto due immagini di donne completamente diverse: una, la premiata Karman, velata e islamista, l''altra, invece, moderna e laica come la rivoluzione dei gelsomini.
Se si guardano le foto delle tre Nobel per la pace si scopre il tentativo di tenere insieme tre diversità: donna di potere l''una, donna di movimento l''altra e militante dell''opposizione la terza. Comunque tutte ispirate dalla non violenza e non è poco, considerando i personaggi già insigniti del Nobel per la pace.
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