Iraq, cosa resta di Ramadi liberata

Un cumulo di macerie, senza segni di vita. Questa è la città liberata dopo settimane di assedio dall''esercito sciita e dai sunniti. La città era stata occupata dall''Isis da maggio. Prossimo obiettivo Falluja.'

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 1 gennaio 2016
La bandiera nera dell’Isis è stata ammainata a Ramadi, al suo posto sventola la bandiera irachena su un cumulo di macerie.

Ramadi è stata riconquistata, dopo settimane di assedio, dall’esercito sciita di Baghdad sostenuto da sunniti anti-Isis. Questa è la novità: sunniti combattono contro i jihadisti di al Baghdadi insieme ai soldati sciiti. Senza i sunniti in queste zone sarebbe difficile riconquistate una città come Ramadi, non parliamo poi di Falluja, prossimo obiettivo di questo inedito fronte.
Se Ramadi è la capitale della provincia di Anbar, Falluja resta la capitale simbolica, roccaforte e laboratorio di quanto successo dal 2003 nell’Iraq sunnita.

Ma Falluja per ora resta un obiettivo da raggiungere.

Ramadi è già conquistata, ma in città non c’è segno di vita.

Terra bruciata. Ancora una volta.

Poche famiglie erano rimaste asserragliate nelle loro case per non seguire i jihadisti che volevano trasferirle in un altro distretto e di fronte al loro rifiuto avevano sparato contro le loro case. Avevano paura a uscire anche dopo la partenza di quei fanatici oppressori. Erano solo 60 famiglie, o quel che restava di loro: donne, vecchi e bambini. Sono stati portati nella cittadina vicina di Habbaniyah dai soldati.

«Habbaniyah Tourist City», una città sul lago di Habbaniyah, a una novantina di chilometri da Baghdad, che con i vari resort costruiti a partire dalla fine degli anni 70 era diventata una meta turistica per tutto il Medio oriente. Ancora oggi la pubblicità di «Habbaniyah Tourist City» si trova sui vari depliant che non si sono aggiornati.

Habbaniyah è stata trasformata in un immenso campo profughi riforniti dalle autorità locali che non hanno però mezzi sufficienti: non c’è abbastanza carburante per il riscaldamento e nemmeno cibo.

Circa 300 famiglie si sono sistemate in uno degli hotel, come riferisce l’Unhcr.
Ora che Ramadi è liberata, i suoi abitanti vorrebbero tornare a casa, ma prima la città deve essere bonificata da tutti gli ordigni esplosivi collocati dai jihadisti in fuga. E poi bisognerà ricostruire la città. Dopo il terrore resta un futuro estremamente incerto per i sunniti di Ramadi.