Mario Dondero, un fotografo partigiano

Un altro caro amico se ne va. Ma non voglio ricordarlo solo come lo straordinario fotografo che è stato, riconosciuto da tutti a livello internazionale.

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 15 dicembre 2015
Un altro caro amico se ne va. Ma non voglio ricordarlo solo come lo straordinario fotografo che è stato, riconosciuto da tutti a livello internazionale. Voglio ricordarlo per il sorriso ammiccante e per la sua dolcezza, che non sono mai venuti meno quasi fino all’ultimo, quando la malattia avanzava.

Mario scompariva e riappariva quando meno te lo aspettavi.

L’ho conosciuto al manifesto, dove ogni tanto veniva e spariva nelle varie stanze, era una scommessa riuscire a beccarlo prima che si ricordasse improvvisamente di un altro urgente impegno.

Il giorno in cui il presidente Ciampi mi ha consegnato la medaglia al valor civile, ci eravamo incontrati a pranzo con altri amici, ma lui aveva dimenticato la macchina fotografica! Poi l’ha recuperata e così ha scattato quella foto che è stata la più diffusa durante il mio rapimento. Spesso scherzavamo sui soldi che avrebbe potuto fare se si fosse fatto pagare i diritti! Ma Mario era al di sopra di queste cose, non per snobismo, ma perché realmente non gli importava granché. Aveva fotografato i personaggi più famosi del secolo scorso, rigorosamente in bianco e nero, con un’abilità nello stabilire subito un rapporto di complicità, che rendeva le sue foto uniche.

Quando, qualche mese fa, siamo andati a trovarlo in ospedale ha voluto uscire a pranzo, voleva festeggiare, poi ha voluto parlare al telefono con mio papà anche lui partigiano dell’Ossola.



[i]il manifesto 15 dicembre 2015[/i]