Assia Djebar se n''è andata'

Una delle più impotanti intellettuali dell''Algeria e del Maghreb è morta lasciando un grande vuoto nella cultura del Mediterraneo. '

Il tribunale di Bari

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Redazione 8 febbraio 2015
La letteratura algerina ha perso una delle sue rappresentanti più prestigiose: Assia Djebar. La scrittrice è morta venerdì sera, in un ospedale parigino, dopo una lunga malattia. Era nata il 30 giugno del 1936 a Cherchell, nella provincia di Tipaza, dove verrà sepolta. «Ritornerà come voleva e riposerà definitivamente nel proprio paese natale accanto ai suoi familiari», ha detto la figlia Jalila.

Assia Djebar – il suo vero nome era Fatma-Zohra Imalayène – è nota a livello mondiale quale autrice di poesie, teatro, romanzi e saggi – tradotti in 23 lingue – oltre che regista cinematografica. Fatma-Zohra è la prima algerina e la prima donna musulmana a essere accettata alla Scuola normale superiore femminile di Sèvre nel 1955, dove studia storia. Ma non potrà sostenere gli esami perché nel 1956 aderisce allo sciopero proclamato dall’Ugema, l’Unione generale degli studenti musulmani algerini. È in quella occasione che scriverà il suo primo romanzo La Soif. Raggiunge poi la Tunisia dove collaborerà al giornale el Moudjahid.

Ritorna in Algeria, dopo otto anni di assenza, nel 1962, quando l’Algeria ottiene l’indipendenza. Realizza allora un’inchiesta sull’Algeria dopo 132 anni di colonizzazione francese e sette di guerra. L’inchiesta viene pubblicata il 26 luglio del 1962 con il titolo l’Algeria delle donne. Assia Djebar così conclude: «Le ho viste, la maggior parte, i primi giorni dopo l’indipendenza. Ringraziavano Dio per i giorni che stavano vivendo, e ora, aspettano». Qualche anno più tardi dirà: «Scrivo, come molte altre scrittrici algerine, con un sentimento di urgenza, contro la regressione e la misoginia». Il tema delle donne è centrale in molte sue opere tra le quali Ombra sultana, Donne d’Algeri, Lontano da Medina, Vasta è la prigione, L’amore e la guerra, Le notti di Strasburgo.

L’opera di Assia Djebar è dedicata in gran parte all’emancipazione della donna, alla storia, all’Algeria vista attraverso la violenza e le sue lingue.
Assia Djebar scriveva in francese: «Scrivo dunque, e in francese, la lingua degli antichi colonizzatori, che è tuttavia diventata irreversibilmente quella del mio pensiero, mentre continuo ad amare, soffrire e anche pregare (quando mi capita di pregare) in arabo, la mia lingua madre». L’assunzione del francese è stata vissuta in modo radicalmente opposto da altri scrittori che la consideravano la «lingua dell’esilio».

Questa intimità con la lingua francese permette ad Assia Djebar di essere ammessa all’Accademia di Francia, la prima volta di un autore algerino, ammissione presentata dai francesi come un gesto di «riconciliazione». Al contrario, Assia Djebar nel suo discorso di insediamento, il 22 giugno del 2006, non risparmia critiche ai colonizzatori: citando un «discorso sul colonialismo», del poeta Aimé Césaire, aveva sottolineato come le guerre coloniali in Africa e in Asia avevano di fatto «resa incivile e selvaggia l’Europa».

È stata questa anche l’occasione per ricordare come «scrittori, giornalisti, intellettuali, uomini e donne d’Algeria che, negli anni 90, hanno pagato con la vita il fatto di scrivere, esporre le loro idee o semplicemente insegnare … in lingua francese». E Assia Djebar ha reso omaggio agli intellettuali algerini assassinati con Bianco d’Algeria, seguito da un saggio Ces voix qui m’assiègent (1999) e poi altri testi autobiografici come La femme sans sépulture (2002), la Disparition de la langue française (2003), Nulle parte dans la maison de mon pere (2007).

Tra le varie attività artistiche di Assia Djebar vi è anche quella di regista, alla quale si è dedicata soprattutto negli anni 70, realizzando due film: La Nouba des femmes du Mont Chenoua, un lungometraggio che ha vinto il premio della Critica internazionale al festival di Venezia nel 1979, e un corto, La Zerda ou les chants de l’oubli (1982).
A partire dagli anni 80 Assia Djebar si era stabilita nella regione parigina, ma alternava la sua residenza francese con soggiorni in Louisiana e a New York, dove ha proseguito la sua carriera universitaria. Una vita estremamente impegnata che ha procurato alla scrittrice algerina numerosi riconoscimenti in tutto il mondo. È stata più volte candidata anche al premio Nobel, ma non l’ha mai ricevuto.


[i]il manifesto 8 febbraio 2015

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