La dignità della donna è il velo o il lavoro?

Omaima, la ragazza marocchina che si è vista rifiutare uno stage in un albergo di Cattolica perché porta il velo sa che sarebbe successo lo stesso anche nel suo paese?

medici obiettori

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Redazione 29 aprile 2014
Mi ha colpito la denuncia della ragazza marocchina Omaima, che si è vista rifiutare il posto per uno stage in un albergo di Cattolica perché porta il velo.

Mi sono ricordata di una discussione a cui ho assistito qualche anno fa a Tangeri. Ero ospite di un’amica marocchina ed era di passaggio anche una sua nipote. La mia amica non era velata, la nipote sì. La ragazza che cercava lavoro, anche lei in alberghi, non veniva accettata se non si toglieva il velo. Anche in Marocco in alcuni settori – soprattutto quelli che riguardano il turismo – il velo è vietato.

Accertato che il Corano non impone il velo, ma solo una sua interpretazione fondamentalista, in questione era la dignità della donna: che cosa garantisce maggiormente la dignità? Lo studio, il lavoro o il velo?

Le donne protagoniste delle rivoluzioni arabe (che non hanno coinvolto il Marocco), in piazza con e senza velo, rivendicano la parità di genere, una parità che nemmeno in occidente abbiamo raggiunto, tanto meno in Italia.

Dunque capisco la delusione di Omaima che, immagino, potrebbe ritenere l’Italia più avanzata del Marocco, invece la lotta delle donne è una sola. O si avanza insieme o non avremo di che vantarci.

Le donne tunisine hanno ottenuto una legge elettorale che garantisce liste con il 50 per cento di candidati per genere e con candidature alternate (proposta respinta nel parlamento italiano).

Posso capire il velo, non come obbligo religioso perché non lo è ma come manifestazione di appartenenza alla religione musulmana in un mondo dove prevale l’islamofobia, ma è veramente l’islam globale a garantire la libertà delle donne?