Rivoluzioni violate. Primavera laica, voto islamista

È in libreria il mio nuovo libro sulle rivoluzioni e rivolte arabe, viste con lo sguardo delle donne. Sono iniziate anche le presentazioni, che trovate nell''agenda qui accanto.'

globalist syndication

globalist syndication

Redazione 11 giugno 2014
Khobar, Arabia Saudita. Manal al Sharif esce di casa indossando un semplice foulard al posto del velo nero integrale. Sale in macchina e mette in moto. Nel suo paese le donne non possono guidare, e Manal sta avviando la sua personale rivoluzione. Mentre Manal inizia il suo viaggio, in Algeria la psicologa Cherifa offre aiuto alle donne vittime del terrorismo…

Ma il profumo del gelsomino rischia di evaporare.

Le donne sono state protagoniste indiscusse della Primavera araba. Con il loro attivismo e le loro rivendicazioni di diritti, dignità e parità di genere hanno segnato la modernità di quelle rivoluzioni. Ora, però, rischiano di diventarne le prime vittime.

Dopo la caduta delle dittature e con l’avvio del processo democratico in Medio Oriente, i partiti islamisti sono stati legalizzati. Questa apertura ha permesso loro di fare proselitismo, prosperare e vincere le elezioni, anche grazie ai petrodollari del Golfo, all’appoggio di Al Jazeera, allo spazio delle moschee e al richiamo all’identità religiosa. Tuttavia, i Fratelli musulmani e gli altri gruppi islamisti non hanno retto alla prova del potere: sull’onda della protesta popolare sono stati estromessi con un golpe in Egitto e costretti a dimettersi in Tunisia. Mentre in Siria e in Iraq si consuma uno scontro epocale tra sciiti e sunniti con conseguenze potenzialmente disastrose.
Giuliana Sgrena racconta con passione e accuratezza la fase delicata della controrivoluzione nei paesi arabi, indagando i motivi dell’ascesa islamista e raccogliendo le voci delle donne come Manal e Cherifa, che vogliono contrastare una deriva che limiterebbe drasticamente le loro già precarie libertà. Perché la rivoluzione necessita di tempi lunghi, e in Medio Oriente è ancora presto per dichiarare estinta la speranza nel cambiamento.