Tunisia, la svolta della costituzione

Soddisfazione per l''approvazione della costituzione, non per il governo che appare come una riedizione della Troika. Il più contestato è il ministro degli interni.'

Il tribunale di Bari

Il tribunale di Bari

Redazione 28 gennaio 2014
L’approvazione della nuova costi-tu-zione e l’annuncio del nuovo governo, in con-tem-po-ra-nea nella notte tra dome-nica e lunedì, hanno fatto uscire la Tuni-sia dallo stallo che l’avviluppava. È ancora la pic-cola Tuni-sia a indi-care la dif-fi-cile e acci-den-tata strada della rivo-lu-zione. Forse pro-prio per-ché è un paese pic-colo e privo, o quasi, di risorse stra-te-gi-che può per-met-tersi di sot-trarsi alle grandi pres-sioni inter-na-zio-nali – ma non alle brame dello sceicco del Qatar – e sce-gliere la pro-pria strada.


I tuni-sini con le loro lotte sono riu-sciti a libe-rarsi del governo isla-mi-sta di Ennah-dha e ad appro-vare una costi-tu-zione che ha respinto le richie-ste del par-tito reli-gioso e, pur con ambi-guità, non ha nulla a che vedere con quelle dei paesi musul-mani più orto-dossi o con-ser-va-tori. La costi-tu-zione è stata appro-vata con una mag-gio-ranza schiac-ciante: 200 voti a favore, 12 con-trari e 4 asten-sioni. La soglia dei due terzi neces-sa-ria per evi-tare il refe-ren-dum (145 voti) è stata dun-que ampia-mente supe-rata. Nel palazzo del Bardo dove l’Assemblea costi-tuente si è riu-nita per oltre due anni – rad-dop-piando il tempo pre-vi-sto di un anno — la nuova costi-tu-zione è stata salu-tata dai depu-tati con segni di vit-to-ria, inno nazio-nale e ban-diere tuni-sine. Certo si tratta di un’unanimità di fac-ciata, basata su molti com-pro-messi men-tre i veri nodi irri-solti emer-ge-ranno con le inter-pre-ta-zioni. Sod-di-sfa-zione è stata espressa non solo dal pre-si-dente della repub-blica Mon-cef Mar-zouki e da quello dell’Assemblea costi-tuente Musta-pha Ben Jaa-far, ma anche dall’opposizione. «Mi sento per la prima volta ricon-ci-liata con que-sta assem-blea», ha detto Nadia Chaa-bane, depu-tata del par-tito al Mas-sar, dopo tante con-tro-ver-sie con gli islamisti.


Il testo appro-vato è sicu-ra-mente molto diverso dalle richie-ste dei par-titi reli-giosi: la sha-ria non è la fonte legi-sla-tiva anche se l’islam è la reli-gione di stato. Soprat-tutto sono stati man-te-nuti i diritti delle donne, la costi-tu-zione rico-no-sce l’uguaglianza di cit-ta-dini e cit-ta-dine davanti alla legge, anche se que-sto non sana dispa-rità come quella dell’eredità (la donna ha diritto a metà dell’eredità dell’uomo). E garan-ti-sce la parità tra uomo e donna nei con-si-gli eletti. Altro rico-no-sci-mento impor-tante è la libertà di coscienza e di reli-gione e la neu-tra-lità delle moschee. Ma nello stesso arti-colo (n. 6), lo stato si impe-gna a dif-fon-dere i valori di mode-ra-zione e tol-le-ranza e a pro-teg-gere il sacro… Manca tut-ta-via la defi-ni-zione di «sacro» ed è nelle inter-pre-ta-zioni che si nasconde il «dia-volo», come ci aveva detto un tuni-sino. D’altra parte l’art. 48 sta-bi-li-sce che nes-suna modi-fica del testo potrà rimet-tere in discus-sione i diritti e le libertà rico-no-sciuti da que-sta costituzione.


Dif-fusa delu-sione ha invece regi-strato l’annuncio del varo del governo pre-sie-duto da Mehdi Jomaa la cui desi-gna-zione non era stata appro-vata dall’opposizione che ora giu-dica il nuovo ese-cu-tivo come un pre-sta-nome della Troika (il governo pre-ce-dente for-mato da Ennah-dha, Con-gresso per la repub-blica e Etta-ka-tol). Un governo che sulla carta dovrebbe essere indi-pen-dente così come i suoi com-po-nenti e il cui com-pito è quello di gover-nare fino alle pros-sime ele-zioni, pre-vi-ste in otto-bre. Jomaa era stato impo-sto dagli isla-mi-sti, così come – dicono i cri-tici – alcuni ministri.


Cri-ti-che anche per la limi-tata pre-senza delle donne 3 su 29 com-po-nenti (22 mini-stri e 7 segre-tari di stato).


«Il numero delle donne nel gabi-netto di Jomaa prova che la donna per lui può fare solo la vedova di un mar-tire. Ne è la prova il fatto che ha man-te-nuto Ben Jed-dou mini-stro dell’interno», sostiene la scrit-trice Olfa Yous-sef. E infatti le mag-giori cri-ti-che al capo del governo riguar-dano pro-prio il mini-stro degli interni, l’unica con-ferma dell’esecutivo uscente, rite-nuto respon-sa-bile di non aver evi-tato l’assassinio di Moha-med Brahmi seguito a quello di Cho-kri Belaid. Il Fronte popo-lare voterà dun-que con-tro il governo che dovrà otte-nere la fidu-cia dell’Assemblea costi-tuente que-sta settimana.



[i]il manifesto 27 gennaio 2014
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