Tunisia, torna la rivoluzione

L''assassinio di Chokri Belaid ha provocato rivolte in tutto il paese, sotto accusa il partito islamista Ennahdha responsabile dell''impunità nel paese.'

globalist syndication

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Redazione 7 febbraio 2013
La rivoluzione è tornata nelle piazze della Tunisia. Il barbaro assassinio di Chokri Belaid (6 febbraio 2013), uno dei leader dell’opposizione laica e democratica, ha fatto saltare il precario equilibrio garantito dall’innaturale alleanza di potere tra il partito islamista Ennahdha e due partiti laici, il Congresso per la repubblica e Ettakatol.

La violenza politica negli ultimi tempi è andata aumentando soprattutto per le scorribande della Lega della protezione della rivoluzione, milizie private coperte da Ennahdha che con la rivoluzione non avevano nulla a che fare. Anzi, il loro progetto è colpire le organizzazioni e i sostenitori dei valori della rivoluzione: libertà, giustizia, democrazia. Queste squadracce in ottobre hanno massacrato con una spranga il coordinatore di Tataouine (sud della Tunisia) di Nidaa Tounes, Lofthi Naqdh, e poi hanno continuato ad aggredire personalità politiche, preso d’assalto riunioni e comizi di partiti o del sindacato, l’Unione generale dei lavoratori tunisini. La situazione stava diventando sempre più insostenibile, evidentemente Ennahdha. incapace di far fronte ai problemi del paese e coinvolta in scandali che minano la sua credibilità e la vantata moralità, usa la violenza per nascondere la propria crisi, come aveva denunciato Chokri Belaid alla vigilia del suo assassinio.

La popolazione ha immediatamente reagito all’uccisione di Belaid scendendo in piazza e prendendo di mira le istituzioni e soprattutto le sedi del partito islamista, considerato il responsabile morale dell’assassinio. Negli scontri con le forze dell’ordine è rimasto ucciso un poliziotto. Tutti i deputati dell’opposizione si sono dimessi dalla costituente, il governo si è sciolto promettendo la formazione di un governo di tecnici. Decisione che arriva troppo tardi e in un clima cha non lascia più margini di credibilità alla compagine governativa.

Il rischio è che il paese possa precipitare nella guerra civile vista la diffusione di armi e il rientro di jihadisti che si trovavano in Mali e che starebbero preparando attentati in Tunisia, secondo le rivelazioni di uno degli attentatori, tunisino, dell’impianto di gas algerino di In Amenas. La Tunisia potrebbe diventare la prossima vittima della diaspora jihadista passata dalla Libia al Mali e ora in via di ridislocazione.

Tuttavia si può sperare che le forze democratiche tunisine, che si sono riunite dopo l’assassinio di Chokri per decidere delle iniziative comuni – dimissioni dalla costituente e congelamento dei lavori, sciopero generale e richiesta di dimissioni del governo, già avvenuta - siano in grado di riprendere in mano la situazione per perseguire gli obiettivi della rivoluzione e sconfiggere il progetto controrivoluzionario portato avanti dalle forze islamiste e dalle loro milizie. E impedire che le forze islamiste reazionarie – in Tunisia vengono definite esplicitamente fasciste – approfittino del caos per prendere il potere con la forza.