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pace/guerra

India, giustizia per i marò

È intollerabile che dopo due anni non ci sia ancora un capo di imputazione per i due fucilieri trattenuti in India presso l'ambasciata italiana. La giustizia non può dipendere da fattori esterni al sistema giudiziario.

Giuliana Sgrena
martedì 4 febbraio 2014 12:38

Non si può rinunciare alla giustizia, a fare giustizia, attraverso gli organismi preposti. Anche quando il verdetto non corrisponde alle nostre aspettative. Anche quando pensiamo sia ingiusto, non dobbiamo arrenderci, almeno fino a quando non abbiamo espedito tutte le strade possibili.
Ho sostenuto la necessità di arrivare a un processo per la morte di Calipari, non per avere un capro espiatorio in Mario Lozano ma per sapere di più su quello che era successo quella notte del 4 marzo 2005 a Baghdad. Purtroppo non abbiamo avuto giustizia. Purtroppo non abbiamo avuto risposte. È prevalsa la ragion di stato e nessuno ha voluto fare la voce grossa nei confronti degli Stati uniti che questo processo non volevano (vedi pressioni sul nostro ambasciatore a Washington rivelate da WikiLeaks). Lozano ha continuato le sue missioni militari e Calipari è stato dimenticato dai più.
Giustizia ho chiesto anche per i due pescatori indiani della cui morte sono sospettati i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, trattenuti in India, presso la nostra ambasciata. Sono passati due anni senza che sia stato formulato nei loro confronti un capo di accusa, questa non è giustizia. La giustizia non può dipendere da compatibilità elettorali, da rapporti di forza, da conflitti di potere o persino da supposti ricatti su tangenti non pagate. La giustizia non può dipendere da fattori esterni al sistema giudiziario.
A rendere complessa la definizione del capo d'accusa, per la verità, concorre anche la legge La Russa che ha mandato i militari sulle navi civili senza stabilire regole precise sulla catena di comando. I militari sono al servizio dello stato, ma in quel caso non lo erano. Latorre e Girone sono dunque vittime delle "ingiustizie" indiane e della legge Larussa, che ora si agita tanto per ottenere la loro liberazione.
Scartata, pare, fortunatamente, la possibilità che i due fucilieri possano essere accusati in base alla legge antipirateria che prevede la pena di morte (io sono contro la pensa di morte e persino contro l'ergastolo), resta comunque il fatto che non si possano mantenere due persone nel limbo della giustizia per due anni.
Anche se un'eventuale pena può essere scontata in Italia - secondo un accordo firmato recentemente tra i due paesi - in ballo è l'affidabilità della giustizia indiana. Non si può più tollerare questo ritardo.

Commenti
  • Gianluca 21/02/2014 alle 23:56:27 rispondi
    , mi vergogno
    Può elargire dotti pensieri sulla giustizia quanto vuole ma la tristezza e stata quella di averle permesso di insultare due uomini , chiamandoli assassini , prima di essere giudicati;tutti si sono elevati a difensori della libertà di pensiero ed espressione e poi, le nostre critiche nei suoi confronti non possono essere manifestate , in quanto "castranti la libertà di pensiero" , si vergogni punto e basta e abbia almeno la compiacenza di rispettare con il silenzio , il dolore delle famiglie dei due militari, e non è degna neanche di nominare calidari servitore di uno stato che lei disprezza e che ha sacrificato la sua nobile vita per una come lei.
  • Gianluca 21/02/2014 alle 23:56:29 rispondi
    , mi vergogno
    Può elargire dotti pensieri sulla giustizia quanto vuole ma la tristezza e stata quella di averle permesso di insultare due uomini , chiamandoli assassini , prima di essere giudicati;tutti si sono elevati a difensori della libertà di pensiero ed espressione e poi, le nostre critiche nei suoi confronti non possono essere manifestate , in quanto "castranti la libertà di pensiero" , si vergogni punto e basta e abbia almeno la compiacenza di rispettare con il silenzio , il dolore delle famiglie dei due militari, e non è degna neanche di nominare calidari servitore di uno stato che lei disprezza e che ha sacrificato la sua nobile vita per una come lei.
  • Anonimo 21/02/2014 alle 23:59:14 rispondi
    Calipari chiedo scusa per l errore di battitura
  • Maurizio Saia 23/02/2014 alle 09:58:59 rispondi
    A parer mio la cosa peggiore che emerge rispetto alle presunte parole di condanna come delinquenti ai nostri Maró é l 'incoerenza del pensiero della signora Sgrena. Incoerenza che o é frutto di stato confusionale oppure é malafede. In ambo i casi.....che pena
  • Giovanni CAIANIELLO 24/02/2014 alle 00:34:55 rispondi
    LE CHIEDO UN FAVORE.
    Signora Sgrena, chi le scrive conosce bene cosa sia il senso dell'onore, del dovere e di patria, posto al di sopra della propria stessa vita. Lo stesso onore e dovere causa della morte di Calipari ed identico a quello dai due Marò, innocenti, sottratti alle loro famiglie dall'incapacità ed pressappochismo di gerarchi e politici e posti nelle mani di aguzzini socialmente incivili e di un paese la cui giustizia è ancora a livelli di terzo mondo per manifesta incapacità. In tutto questo bailame, sono gli unici ad essere stati coerenti ed ubbidienti al giuramento prestato da soldati, con onore e dignità. Questi stessi Marò, come altri, non sono diversi da Calipari, la cui memoria onoro, e le garantisco che proprio come Calipari, entrambi non esiterebbero un istante a mettere in gioco la loro vita per difendere o salvare proprio persone come lei, così come tanti continuano a fare in silenzio, proprio in nome di valori come l'onore ed il dovere. Cose che lei non può capire evidentemente e visto che proprio non riesce a farlo, mi faccia un favore, anzi lo faccia a tutti quelli che rischiano ogni giorno la propria vita, anche per persone irriconoscenti come lei,abbia la decenza di tacere e se ne ha di dignità, mentre si trucca allo specchio di casa, provi a vergognarsi magari ci riesce! Giovanni CAIANIELLO
  • Tiberio Riva 24/02/2014 alle 01:24:10 rispondi
    la vicenda dei nostri militari in India
    Gentile sig.ra Sgrena, ho già ammirato nel tempo quanto lei scrive sul blog in merito a varie questioni e sempre con parole sensate e di persona razionale.
    Non posso che confermare il mio giudizio ed augurale di continuare un buon lavoro.
    Con simpatia
    Tiberio