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Maghreb

Tunisia, gli islamisti non mollano

Il premier accusa l'opposizione di voler far precipitare il paese nel caos e nell'anarchia e promette il varo della costituzione e nuove elezioni che avrebbero dovuto tenersi l'anno scorso. La mobilitazione continua in tutto il paese.

Giuliana Sgrena
martedì 30 luglio 2013 17:48

Il governo resterà al potere nonostante le proteste che stanno sconvolgendo tutta la Tunisia. L'annuncio è stato fatto ieri pomeriggio dal premier Ali Laarayedh, dopo una seduta fiume del governo durata tutta la giornata. In un discorso alla nazione Laarayedh, accusando gli oppositori di volere portare il paese al caos e all'anarchia, ha promesso elezioni per il 17 dicembre (giorno in cui Bouazizi si era dato fuoco nel 2010 dando il via alla rivoluzione), il varo della costituzione entro la fine di agosto e una legge elettorale per ottobre. Secondo la tabella di marcia della transizione, la Costituzione avrebbe dovuto essere varata nell'ottobre dello scorso anno.
Un'accelerazione dei tempi sotto la spinta della piazza che difficilmente saranno mantenuti vista la paralisi in cui versa l'assemblea costituente. A meno che il premier conti sull'abbandono dei deputati dell'opposizione (ieri il loro numero è arrivato a 73) per ripetere il colpo di mano operato da Morsi in Egitto per introdurre la legge coranica in una costituzione approvata solo dagli islamisti. Singolare è stata infatti l'affermazione del premier che, oltre a minimizzare l'assassinio di Brahmi, ha detto che «troppa libertà può essere negativa». Anche se non sorprende la concezione della democrazia degli islamisti, una simile affermazione appare azzardata dopo la repressione dei manifestanti negli ultimi tre giorni di proteste che non ha risparmiato nemmeno i deputati.
La decisione del governo non fermerà la protesta che si è già data appuntamento dopo la rottura del digiuno (ieri sera) non solo a Tunisi, ma in tutta la Tunisia. In vista della reazione al discorso di Laarayedh, ieri pomeriggio la piazza davanti al palazzo del Bardo, dove ha sede la costituente, è stata blindata. Ma non è solo l'opposizione a sfidare il governo. Ieri, dopo che anche una deputata del partito di governo Ettakatol, Nafissa Wafa Marzouki, si era dimessa, il portavoce del partito Mohamed Benneur ha annunciato che se il governo non si dimetterà sarà il partito di al Jafaar a lasciarlo. Vedremo nelle prossime ore se la promessa sarà mantenuta, visto che il governo non ha nessuna intenzione di dimettersi. Domenica il governo aveva tuttavia avuto la prima defezione, quella del ministro dell'educazione Salem Labiadh. E si parla di una possibile sostituzione del ministro degli interni.
Tunisi si appresta a vivere una nuova notte di protesta mentre il Coordinamento regionale di salvezza nazionale ieri ha preso il controllo della piazza Bouazizi, un luogo simbolico nella città di Sidi Bouzid che ha dato il via alla rivoluzione e che aveva anche dato i natali all'ultimo martire della rivoluzione Mohamed Brahmi, assassinato giovedì scorso a Tunisi. La piazza Bouazizi era stata occupata dai salafiti che hanno cercato di rifugiarsi nella moschea Errahma ma sono stati respinti. Il comportamento della polizia è stato messo sotto accusa dal sindacato della polizia e dal sindacato Ugtt, che chiede un'inchiesta sulle aggressioni dei giorni scorsi. Ieri si è tenuta anche la riunione dell'esecutivo dell'Ugtt, alla quale hanno partecipato diversi rappresentanti di partiti. L'Ugtt ha ribadito la sua richiesta di dimissioni del governo. Ma non tutti i partiti presenti alla riunione si sono espressi anche per lo scioglimento dell'Assemblea nazionale costituente.
La situazione è quindi estremamente tesa e la chiusura totale del partito religioso Ennahdha alle richieste della piazza inasprirà il braccio di forza. Nei prossimi giorni sono attese altre mobilitazioni già fissate in precedenza, soprattutto il 6 agosto, a sei mesi dall'assassinio di Chokri Belaid, il leader del Fronte popolare, che tanta emozione aveva suscitato in Tunisia. Il nuovo assassinio, nello stesso schieramento politico, quello che in modo più conseguente si oppone all'islamizzazione della politica evidentemente è considerato il maggiore nemico di Ennahdha e delle sue milizie armate. La Lega per la protezione della rivoluzione, il braccio armato di Ennahdha, di cui l'opposizione chiede lo scioglimento, ha diffidato il governo dal dichiarare la sua dissoluzione. Ed è probabile che il governo subirà il ricatto delle milizie che finora hanno fatto il lavoro più sporco.

il manfesto, 30 luglio 2013