Informativa

Per migliorare il nostro servizio, la tua esperienza di navigazione e la fruizione pubblicitaria questo sito web utilizza i cookie (proprietari e di terze parti). Per maggiori informazioni (ad esempio su come disabilitarli) leggi la nostra Cookies Policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.

OK X
Globalist:
stop



Maghreb

La Tunisia trema dopo l'assassinio di Brahmi

Il popolo della rivoluzione ha accompagnato Mohamed Brahmi al cimitero dei martiri con slogan che assusano il governo islamista dell'assassinio. Intanto si costituisce un Fronte di salvezza nazionale che chiede lo scioglimento dell'Assemblea nazionale costituente e le dimissioni del governo.

Giuliana Sgrena
domenica 28 luglio 2013 12:29

Una marea umana ha accompagnato ieri mattina le spoglie di Mohamed Brahmi dalla cité di al Ghazal, all'Ariana (un comune di Tunisi) fino al cimitero di El Jellaz, dove è stato sepolto nell'area riservata ai martiri, accanto a Chokri Belaid, assassinato il 6 febbraio scorso. La bara avvolta in una bandiera tunisina e trasportata da un carro militare ha attraversato il centro di Tunisi passando davanti al ministero dell'interno. Il popolo della rivoluzione si è ritrovato in piazza con un'unica bandiera - quella tunisina - e un unico slogan - contro Ennahdha - per celebrare un nuovo lutto che ha scosso tutto il paese e non solo. Per Mohamed Brahmi, deputato della costituente ed esponente del Fronte popolare, hanno manifestato anche a Parigi e in Svizzera. Il funerale si è svolto con eccezionali misure di sicurezza. Proprio ieri mattina una macchina della Guardia nazionale era stata fatta saltare con un ordigno esplosivo rudimentale a La Golette, il porto di Tunisi.
L'unico a non accorgersi della tensione che regna a Tunisi sembra essere il presidente provvisorio della repubblica Moncef Marzouki, che in un'intervista rilasciata al quotidiano francese Le Monde, sostiene che «in Tunisia tutto va bene». L'atteggiamento incomprensibile del governo, indifferente a quanto sta succedendo, induce l'opposizione a ritenerlo responsabile dei crimini politici. Non tutti gli islamisti restano però a guardare: Rachid Ghannouchi, fondatore e leader di Ennahdha ha infatti lanciato la «guerra santa contro i modernisti». Dopo i funerali molti dei partecipanti si sono recati al palazzo del Bardo, dove si riunisce l'Assemblea nazionale costituente, di cui si chiede lo scioglimento. Ma i manifestanti all'arrivo sono stati travolti da imponenti misure di sicurezza. Alcuni testimoni riferiscono che il numero delle forze dell'ordine era persino superiore ai manifestanti che sono stati investiti da lacrimogeni prima di essere cacciati con i manganelli. A dare man forte alle forze dell'ordine sono intervenuti anche i militanti della Lega per la difesa della rivoluzione - una forza paramilitare - che hanno colpito anche membri dell'Assemblea costituente, un deputato è stato portato in ospedale. Un farmacista della zona dice di avere soccorso numerosi manifestanti con sintomi di soffocamento. Evidentemente l'ordine era di impedire di avvicinarsi al palazzo dove si dovrebbe redigere la costituzione.
Ma il popolo della rivoluzione del 14 gennaio 2011 non è più disposto a sopportare delle assemblee inconcludenti e un governo che non sa far fronte ai problemi del paese. Ieri 42 deputati della costituente si sono dimessi aderendo all'appello delle forze politiche tunisine che chiedono il suo scioglimento e la dissoluzione del governo. Dopo due giorni di sciopero generale, proclamati per l'assassinio di Mohamed Brahmi, ora si passerà a una forma di disobbedienza civile pacifica per ottenere lo scioglimento delle istituzioni esistenti, formare un governo di salvezza nazionale che possa guidare il paese verso nuove elezioni, dopo l'elaborazione della costituzione e la sua approvazione con un referendum. Ancora una volta la rivoluzione tunisina sembra individuare consapevolmente forme di lotta non violente per non compromettere il futuro processo di democratizzazione del paese. Sono scelte importanti, condivise da tutte le forze di opposizione al governo della Troika (formato dal partito religioso Ennahdha e dal Congresso per la repubblica ed Ettakatol, laici almeno sulla carta), compresa una scissione di Ettakatol. A sostenere l'opposizione è anche il più importante sindacato tunisino, l'Ugtt, un punto di riferimento durante la rivoluzione.
Nel grande dibattito in corso sul futuro del paese gli analisti politici tunisini hanno prefigurato diversi scenari: egiziano, algerino, etc. L'ultimo paragone in ordine di tempo è quello libanese, dopo che la regione di Sidi Bouzid, nel centro-sud della Tunisia, dove è nata la rivoluzione, ha dichiarato la propria autonomia dal resto del paese.
Da Sidi Bouzid viene anche Halima, la madre di Mohamed Brahmi, che lei chiama con il diminutivo Hamma. E' una donna anziana, semplice, ma forte. «Io non sono istruita, sono analfabeta, vivo lontano da tutto. Ma la morte della mia carne, del mio sangue mi ha insegnato molto. Ora so che gli islamisti sono dei criminali e bisogna allontanarli dal potere. Ennahdha si proclama partito di dio, ma i suoi seguaci non conoscono la religione».

il manifesto 28 luglio 2013

L'assassinio di Mohamed Brahmi, il secondo di un leader politico in meno di sei mesi, ha suscitato grande emozione in Tunisia, dove in molti si chiedono chi sarà il prossimo e soprattutto come impedirlo. Entrambe le vittime eccellenti appartenevano al Fronte popolare, lo schieramento che ha raccolto i vari partiti della sinistra.
A quasi sei mesi dall'assassinio di Chokri Belaid e a poche ore da quella di Brahmi, il ministro degli interni Lofti Ben Jallou ha affermato che i due leader politici sono stati uccisi con la stessa arma da estremisti salafiti. Il principale responsabile sarebbe Boubaker al Hakim, ricercato per importazioni di armi dalla Libia e individuato due settimane fa nella cité di al Ghazali, dove è stato assassinato Brahmi, ma poi sparito. Altri 14 jihadisti sarebbero coinvolti. Questa è l'ultima versione del ministro che ha anche detto che non risultano partiti coinvolti. Un tempismo ammirevole ma anche delle lacune sospette che sembrano dirette più a salvare il governo che a chiarire le responsabilità degli assassinii.
Contro l'assassinio di Brahmi il sindacato Unione generale dei lavoratori tunisini (Ugtt) ha indetto ieri uno sciopero con una massiccia adesione: nessun aereo è decollato dall'aeroporto di Tunis Carthage, per fare solo un esempio. Migliaia di persone ieri mattina si sono riunite nella piazza Mohamed Ali, di fronte alla sede del sindacato, nel centro di Tunisi, per poi dirigersi in corteo, con in testa l'ordine degli avvocati, verso avenue Burghiba, dove si trova la sede del ministero degli interni, sempre circondato da rotoli di filo spinato dai tempi della rivoluzione.
Lo slogan urlato dai manifestanti è lo stesso gridato dai rivoluzionari nel 2011 «dégage» (vattene), allora era contro il dittatore Ben Ali, oggi è contro il governo della Troika (formato dal partito islamista Ennahdha più i due partiti «laici»: il Congresso per la repubblica e Ettakatol) e contro l'Assemblea nazionale costituente. Dall'Ugtt a tutti i partiti della sinistra e Nidaa Tounes (che può essere considerato un po' schematicamente di centro-sinistra e viene dato in testa ai sondaggi elettorali) sono tutti concordi nel chiedere lo scioglimento del governo accusato di incapacità nel far fronte ai problemi economici e sociali, di svendere i beni del paese a stranieri, di coprire gli estremisti islamici. Tra le richieste dell'opposizione vi è anche lo scioglimento della Lega per la protezione degli obiettivi della rivoluzione che con la rivoluzione non ha nulla a che vedere e che colpisce le forze democratiche.
La famiglia di Brahmi vuole conoscere i mandanti dell'assassinio di Mohamed, avvenuto proprio nel giorno della festa della repubblica, così come continua a fare la moglie di Chokri Belaid, Basma Khalfaoui. Per molti la responsabilità è di Ennahdha, che ha sempre coperto i salafiti, gli estremisti islamici. Che dopo la preghiera del venerdì seguita nella moschea di al Fath in via della Libertà, quartier generale dei salafiti, hanno raggiunto a loro volta avenue Bourghiba per difendere la legittimità del governo e accusare l'opposizione di voler interrompere il processo di transizione.
L'Assemblea costituente era stata eletta il 23 ottobre 2011 con il compito di redigere la costituzione, sono passati quasi due anni e non c'è nessuna speranza che si arrivi presto ad un testo da sottoporre a referendum. Il tentativo degli islamisti di introdurre la sharia (legge coranica) è fallito, ma l'opposizione è troppo debole per far passare una propria proposta costituzionale. Alcuni deputati si sono dimessi e il costituente Mohamed Brahmi è stato assassinato. Anche il governo doveva rimanere in carica per il periodo costituente e nonostante la sua inettitudine rimane al potere.
La mobilitazione continuerà oggi con i funerali di Brahmi, che si svolgeranno in mattinata prima della sepoltura accanto a Chokri Belaid. Salirà anche la tensione che probabilmente è destinata a cambiare il corso degli eventi e a rimettere in moto un processo di transizione che rispetti i valori della rivoluzione, finora scartati dai partiti al potere.
L'assassinio di due uomini politici così popolari ha messo in evidenza la ferocia del potere che usa un sistema di repressione e di eliminazione fisica che rispecchia i metodi utilizzati dalla dittatura. Per Ennahdha sarà più difficile nelle prossime elezioni sfruttare il richiamo religioso per ottenere la vittoria elettorale (nel 2011 è risultato primo partito con il 37 per cento dei voti), dopo quasi due anni di governo il «doppio linguaggio» usato dai Fratelli musulmani per mantenere ufficialmente una immagine accettabile e nella pratica agire per instaurare una teocrazia si è rivelato in tutta la sua ambiguità.

il manifesto 27 luglio 2013

Con Mohamed Brahmi viene colpito un simbolo della rivoluzione tunisina: l'assassinio è avvenuto nel giorno in cui si festeggia la nascita della Repubblica, inoltre la vittima è originaria di Sidi Bouzid, la cittadina del centro della Tunisia dove è scoppiata la rivoluzione che ha portato all'abbattimento della dittatura di Ben Ali. Mohamed Brahmi, deputato dell'Assemblea costituente, è stato freddato con 11 proiettili ieri mattina mentre usciva di casa. Gli assassini, ha detto la figlia, erano a bordo di una moto. Il leader del Movimento del popolo viveva a l'Ariana, quartiere settentrionale di Tunisi, con la famiglia - cinque figli, di cui una con handicap. Dopo la sparatoria la moglie l'ha portato all'ospedale, inutilmente.
Brahmi apparteneva al Fronte popolare, la formazione che raccoglie i partiti della sinistra e aveva appena aderito al movimento dei tamarot che, sull'esempio del movimento egiziano, sta raccogliendo le firme per lo scioglimento dell'Assemblea costituente, eletta il 23 ottobre del 2011, che non riesce a varare la nuova costituzione, e la dissoluzione del governo fallimentare guidato dagli islamisti di Ennahda.
Gli assassini hanno seguito lo stesso copione che ha portato alla morte di Chkri Belaid. La vedova di Belaid, Basma Khalfaoui ha addossato la responsabilità della morte di Brahmi a Ennahdha e ha chiesto lo scioglimento del governo. Del resto le indagini sull'assassinio di Belaid finora non hanno portato a nessun risultato e Basma ha formato un comitato per la ricerca della verità che ha organizzato una mobilitazione per il 6 agosto, a sei mesi dall'uccisione del marito.
Hamma Hammami leader del Fronte popolare sostiene che la sua organizzazione dovrà reagire, ma la prima reazione al nuovo assassinio è stata quella della popolazione che si è radunata davanti al ministero dell'interno ed è stata poi dispersa con i lacrimogeni.
La situazione in Tunisia si fa sempre più tesa, gli assassini politici dei leader della sinistra portano a un inasprimento della contrapposizione con un governo che non ha risolto nessuno dei gravi problemi che si trova ad affrontare il paese. Il tentativo da parte del partito religioso Ennahdha di far passare una costituzione sul modello di quella egiziana (che aprisse le porte alla sharia, legge coranica) è fallito per la mobilitazione dei tunisini e soprattutto delle tunisine. Il paese si trova in una situazione di grave impasse che potrebbe precipitare. Difficile immaginare gli sviluppi, ma certamente qualcosa succederà. Basma Khelfaoui, da noi incontrata nei giorni scorsi, spera in un effetto egiziano sulla Tunisia, anche se quanto successo in Egitto avrà messo in allarme gli islamisti dei Fratelli musulmani che appartengono a una internazionale ben organizzata e ben finanziata dall'Arabia saudita e dal Qatar.
Probabilmente l'assassinio di un altro leader del Fronte popolare deve avere come obiettivo quello di disarticolare il fronte dell'opposizione di sinistra che finalmente, dopo la sconfitta elettorale del 23 ottobre del 2011, ha saputo trovare gli elementi comuni per costituire un'alleanza che insieme a un'altra forza laica come Nidaa Tounes potrebbe sconfiggere gli islamisti nelle prossime elezioni. Un ipotesi deve aver indotto le forze reazionarie a reagire. L'assassinio di Brahmi tuttavia, come è successo con la morte di Belaid e come si sta già dimostrando in queste ore, potrebbe indurre a una nuova mobilitazione popolare e un'accelerazione nella costruzione del fronte democratico e progressista.
E' una sfida che riguarda la Tunisia, il nord Africa, ma che dovrebbe riguardare anche tutte le forze democratiche europee. La battaglia del Fronte popolare in Tunisia e delle forze laiche e democratiche in Egitto contro movimenti religiosi reazionari non ci può lasciare indifferenti spettatori. L'evoluzione dei paesi del Mediterraneo ci riguarda da vicino e non possiamo accontentarci di analizzare con vecchi stereotipi o schemi del passato quello che sta succedendo a poche centinaia di chilometri da noi. E non solo per l'onda d'urto dei migranti che arriveranno sulle nostre coste. C'è chi guarda alle forze democratiche del nostro paese con speranza e aspettative c'è da sperare che non resteranno ancora una volta deluse.

il manifesto 26 luglio 2013